Furio Colombo contro Michele: ami il sangue e sei padronale

RomaBasta un granellino di sabbia, ed ecco incepparsi la (fin qui) perfetta macchina da guerra santoriana. Una guerra tra bande, puri e «più puri», fighetti e «più fighetti», che rischia di spettinare i protagonisti e mandare in vacca la trasmissione Annozero, oltre che il fronte giustizialista.
Ieri la pugna è continuata dalle travagliate colonne del Fatto quotidiano, con l’arrivo dei «Nostri»: i soldati blu Furio Colombo e Paolo Flores d’Arcais. Entrambi risentiti con l’anchorman più democraticamente totalitario che ci sia, Santoro, specie quando risponde ai piagnistei di Travaglio che «nessuno è indispensabile». Una frase, scrive Colombo, «da azienda di Confindustria». L’ex presidente di Fiat Usa, nonché direttore dell’Unità, accusa senza troppi giri di parole il superconduttore di avere un atteggiamento «padronale». Oltre che di essere un ingrato. «Santoro, tante volte giustamente difeso... pensa che questa sua difesa sia una dichiarazione di sacralità, una sorta di inchino collettivo». Più o meno la stessa critica rivolge Flores d’Arcais, che scrive: «Santoro ha perfettamente ragione. Poiché mi sono permesso una critica e un suggerimento alla sua gestione degli ospiti... ha decretato che sono un “membro perfetto dell’Agcom”... e un “apologeta del Berlusconi-pensiero sul pollaio”. Ben mi sta. Ho commesso il delitto di lesa maestà catodica, ho dimenticato che un conduttore di programma tv è come lo zar di tutte le Russie... ».
«Santoro - insiste Colombo - è un domatore nato: vuole scontro e sangue, ma tocca a lui tenere a bada le belve. Delle eventuali vittime (la reputazione di Travaglio) gli importa poco. Ma le sue belve sono sempre le stesse... una short list che fa ruotare sempre le stesse persone fidate, dieci politici su mille in servizio, e tutto il resto del mondo escluso». Sintetizza efficacemente il sito Dagospia: Colombo vuole essere invitato. Non lasciatelo troppo in panchina.