Furti, soprusi e peculato: in manette banda di poliziotti

Paola Fucilieri

da Milano

«Le indagini sono due. In entrambe sono coinvolti poliziotti della questura, ma non sono vicende collegate. Se le accuse si riveleranno fondate, chi ha sbagliato deve pagare. I coinvolti sono una ventina (per l’esattezza 15, ndr); in un caso da tempo trasferiti in altre questure del nord Italia, nell’altro sospesi dal servizio. Gli arrestati appartengono a un’unica indagine e sono 8, tra i quali 5 solo agli arresti domiciliari».
Ci tiene a sottolineare quel «solo» il questore Paolo Scarpis. Ben magra consolazione per quello che sa bene resterà uno dei giorni più amari della storia della polizia italiana: anche se non c’è niente di nuovo sotto il sole, chi veste una divisa non è un uomo o una donna come gli altri. In particolare se delinque puntando sul «potere» concessogli dalla divisa. Tutto vero, dunque. Due indagini, due storie differenti, un finale identico: l’attesa del processo e i reati. Alcuni considerati «tipici» della pubblica amministrazione, aggravati però dall’associazione a delinquere: furto, perquisizioni abusive, peculato, falso ideologico. A indagare sui poliziotti la Procura e gli stessi colleghi - gli investigatori della sezione criminalità organizzata della squadra mobile che, per una delle inchieste, hanno lavorato con i colleghi di Como.
Tuttavia c’è sempre una storia che fa più male dell’altra. In questo caso è quella degli 11 poliziotti del cosiddetto «primo turno delle volanti». Un ispettore superiore e dieci agenti, nove uomini e due donne. Tre sono in galera, cinque ai domiciliari, altri tre indagati a piede libero. Tutti già trasferiti dal questore Paolo Scarpis in altre questure del nord Italia (Bardonecchia, Torino, Alessandria, Vicenza, Novara e Aosta), esattamente tre mesi fa, al termine dell’inchiesta e colpiti ieri dai provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria.
Del resto in Centrale operativa, «croce e delizia» dell’Ufficio prevenzione generale (Upg) - che tra i tanti ruoli prestigiosi ma molto problematici ha quello di coordinare e comandare i turni delle volanti (le pattuglie Fiat Marea azzurre e bianche, con compiti di prevenzione della criminalità e controllo del territorio, trait d’union tra la polizia moderna e il cittadino) - da troppo tempo erano in molti a scuotere il capo in segno di disapprovazione o malcontento. Certi atteggiamenti che intimorivano, da «intoccabili» - in particolare quello di un agente, già trasferito tempo fa alla Polmetro con l’accusa di lesioni e poi tornato (forse in qualità delle sue pretestuose capacità di scovare e arrestare balordi?) alle Volanti - passioni o odii che legano o dividono certi colleghi da altri o il rigore e l’onestà del proprio operato paragonati in difetto con la totale mancanza di scrupoli di altri, avevano trasformato chiacchiere e malcontento in sospetti veri e propri. Trasformatisi, a loro volta - e per volere di Scarpis - a mesi e mesi d’intercettazioni telefoniche o ambientali, con microspie piazzate sulle volanti «Centro», «Baggio» ed «Europa» per controllarne gli equipaggi del primo turno, sempre lo stesso.
Si scoprono storie da poveri diavoli. Come i furti, durante l’orario di servizio notturno. Ad esempio quello in un bar-tabaccheria: controllato che non ci fossero le telecamere, gli agenti avrebbero scassinato la saracinesca di un bar ed entrati, si sarebbero presi il denaro dentro il videopoker. Naturalmente per poi intervenire, in qualità di poliziotti e rilevare il furto come se l’avesse compiuto qualche balordo. Ma ci sono anche oggetti «taroccati» mancanti da negozi cinesi o da appartamenti dove d’estate, suonato l’allarme connesso al 113, quelle pattuglie erano andate a controllare.
La seconda inchiesta, invece, riguarda altri 4 poliziotti, tre agenti e un assistente, appartenenti alle «scorte» e all’ufficio di gabinetto. Tutti cocainomani e sospesi da tempo dal lavoro. I poliziotti, perquisiti ieri all’alba, sono indagati perché accusati di aver collaborato con una piccola banda di narcotrafficanti e autori di furti in ville comasche (ecco spiegata la collaborazione degli investigatori di Como). Si tratta di tre romeni e tre pregiudicati italiani, arrestati l’altra notte mentre spacciavano cocaina a Milano.