Furto «osé» sulla laguna

Un soggiorno a Venezia, romanticismo puro: lo sciabordio nei canali, la gondola che scivola, il cuore che batte, il portafoglio che piange... Tutto concorre all’atmosfera. Fin troppo. Col risultato che i corpi s’abbandonano, nella stanza da duecentosettanta euro, vista muro, prima colazione continental. Non c’è che dire: il fascino della laguna fa miracoli.
Se ne accorgono anche loro, gagliardi amanti della serie: «Come fosse ieri, ma speriamo che vada meglio domani». Due scatti a San Marco, altrettanti pure alla Giudecca. «Me ne fai una al Ponte dei sospiri?». E già che ci siamo - propone lui a un certo punto -, ne facciamo qualcuna anche in camera, così, per gioco, come souvenir.
Bella idea! Specialmente se poi la macchina fotografica digitale te la scordi, come un babbeo, all’aeroporto. E te la trova un turista spagnolo che ha il sangue caliente, gli ormoni in subbuglio e la passione per internet. «Adelante», fa l’iberico in calore, più felice del contenuto che della macchina stessa.
Parte in tromba, e, con altruismo encomiabile, piazza le foto su web per farne partecipi tanti.
Va a colpo sicuro, il fellone, anche perché le immagini si commentano da sole: la laguna non si vede granché, di gondole e canali non c’è traccia, in compenso si vede benissimo lei agitarsi sopra e sotto le lenzuola. E anche i sospiri, per dirla tutta, non sono quelli del ponte...