«Fusioni bancarie: Unicredit si ferma qui»

Mediobanca e Generali: «Francamente non capiamo come potremmo controllarle»

da Milano

Unicredit-Capitalia non parteciperà alle prossime tornate del risiko nazionale ma accetta «con entusiamo» la sfida di ridurre i costi avanzata all’intero sistema da Bankitalia. Dopo aver varcato insieme la soglia di Palazzo Madama per tracciare il quadro del credito nazionale, Alessandro Profumo e Cesare Geronzi hanno ieri esposto ai senatori il new deal del supergruppo europeo che vedrà la luce in autunno. Si tratta della seconda audizione parlamentare dopo quella che ha visto protagonisti qualche tempo fa Enrico Salza e Corrado Passera, che hanno parlato di Intesa Sanpaolo.
La scansione temporale dell’incontro è rigida, Geronzi e Profumo devono concentrare in cinque minuti le risposte alle curiosità sollevate dalla commissione Finanze che si sofferma sui delicati equilibri alla base del «triangolo» finanziario che passando da Mediobanca unisce Unicredit a Generali.
«Non riusciamo a capire come faremmo a controllare Generali attraverso Mediobanca», ha ribattuto Profumo su un tema sollevato tra l’altro proprio da Passera. «Rispetteremo l’impegno» di dimezzare la partecipazione di Unicredit e Capitalia al 9,39% di Piazzetta Cuccia, dove peraltro vige un patto di sindacato che blinda poco meno del 50% del capitale, ha proseguito l’ad di Unicredit. Non solo, anche la presa diretta di Milano sulla compagnia triestina è a scadenza perchè legata a un prestito convertibile (il termine ultimo è il 5 dicembre 2008).
Mediobanca è il prossimo approdo di Geronzi, ieri impegnato in uno degli ultimi incontri ufficiali come presidente di Capitalia. Anche in questo caso venti i minuti a disposizione: il banchiere capitolino, che stringeva tra le mani un canovaccio scritto, ha sostenuto che nel mondo bancario italiano non occorre introdurre nuove regole a favore della concorrenza perchè a dominare è già il mercato.
Pur con qualche imperfezione relativa al governo duale, che avrà bisogno di «continua manutenzione», l’intero sistema è infatti «una perla» che il Paese può vantare nei confronti dell’Europa, ha proseguito Geronzi sottolineando il distinguo rispetto al mondo produttivo: settore che se dal 1989 avesse seguito un’evoluzione simile a quella del credito avrebbe prodotto «un’altra Italia». La nascita di Unicredit-Capitalia «sana la frattura tra Nord e Sud», ha proseguito Geronzi per poi rispondere all’invito di Bankitalia di riversare a valle i vantaggi delle aggregazioni: «La discesa dei prezzi è già in corso e la convergenza sui livelli europei è possibile».
Più pragmatico, forse perchè cresciuto tra il papà ingegnere e la mamma professoressa di matematica, Profumo si è invece soffermato sui numeri, ha tracciato le strategie future del grande Unicredit accompagnato da alcune slide: il riassetto del sistema proseguirà, ma per Piazza Cordusio il capitolo delle aggregazioni in Italia è concluso perchè il supergruppo è «contento» delle propria quota di mercato nel Paese, che attualmente è seconda alla sola Intesa Sanpaolo.