Futuristi, graffitisti, divine e astrattisti

Visto che il 2006 per Milano è stato ricchissimo dal punto di vista dell’«offerta» di arte, il consiglio potrebbe essere uno dei cataloghi che hanno accompagnato le grandi rassegne milanesi, molte delle quali ancora in corso. Si può partire dalle tre mostre-evento di questa stagione a Palazzo Reale: Boccioni pittore scultore futurista (Skira, pagg. 160, euro 32), protagonista di una pagina fondamentale nella storia delle Avanguardie del ’900; Tamara de Lempicka (Skira, pagg. 208, euro 40), vera artista culto, pittrice senza schemi diventata poi icona dell’Art Decò, famosissima per i suoi quadri e il suo stile di vita nell’Europa tra le due guerre e poi a lungo dimenticata fino a un ritorno di fiamma negli anni Settanta; e Israele. Arte e vita 1906-2006 (Ed. Proedi, pagg. 200, euro 35), la più grande rassegna - ideata da Nelly Weissy e curata da Amnon Barzel - di arte israeliana mai realizzata in Italia: ovvero, l’arte come ricerca di una nuova identità. Poi gli omaggi ad Arturo Martini (Skira, pagg. 282, euro 60) alla Permanente; a Basquiat alla Triennale (The Jean-Michel Basquiat Show, Skira, pagg. 324, euro 70), un artista capace in dieci anni di passare da graffitista di strada a superstar della pittura (è morto nell’88 di overdose a 27 anni); e a Hans Hartung alla Triennale-Bovisa (5 Continents Editions, pagg. 295, euro 49): una rilettura dell’opera di un grande astrattista del ’900.