Il «futuro» dei Verdi è il passato Francescato pronta a riciclarsi

Al via il meeting di Chianciano che vedrà il ritorno dopo anni dell’ex presidente. Nel 2001 giurò: «Mai più». Ma la contraddizione è la sua regola

da Milano

Se abbia mantenuto o meno la promessa, quella (9 aprile 2008) di piantare «un albero per ogni voto che gli elettori daranno alla Sinistra Arcobaleno», non è dato sapere. Probabilmente no, dal momento che Grazia Francescato non perde occasione di esternare alle agenzie di stampa tutto ciò che fa e tutto ciò che pensa. Quel che è certo, però, è che la fermezza non è proprio la dote principale di Grazia. La prova? Lei, che il 15 aprile 2008 diceva: «Dobbiamo andare avanti con il progetto comune della Sinistra arcobaleno», è la stessa che adesso, punta invece dritta alla «riapertura di un dialogo con il Pd», visto che «la Sinistra arcobaleno si è dimostrata essere un mero cartello elettorale».
Si chiama «Ritorno al futuro» la mozione che vede proprio l’ex presidente dei Verdi come primo firmatario e che da oggi sarà al centro del congresso-ponte del partito. Ma sa, tanto, di passato, prossimo e pure remoto. Le assise nazionale dei Verdi, convocate a cento giorni dalla sconfitta di aprile che ha sancito l’estinzione dal Parlamento, si svolgono come di consueto a Chianciano, e hanno come obiettivo quello di eleggere un gruppo dirigente che dovrà «traghettare» il partito sino alle Europee. E per Grazia, il futuro dei Verdi, non può che avere il suo volto: il volto di chi, nei Verdi, ha già ricoperto incarichi dirigenziali - è stata presidente dal 1999 al 2001, prima di lasciare lo scettro a quella che si rivelerà la gestione disastro di Alfonso Pecoraro Scanio - e di chi, nonostante l’ultima sonora sconfitta, non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Del resto, cos’è mai il futuro se non un passato che si ripresenta? «Tornare al futuro – spiega la mozione che vede la Francescato come primo firmatario – significa oggi anche tornare alle radici della nostra presenza». E Grazia, nelle radici dei Verdi, indubbiamente c’è, ed è in pole position per il ruolo di guida. Il ruolo di sempre, del resto. Quando, nel luglio del ’99, divenne coordinatrice dei Verdi Grazia Francescato indicò come obiettivo gli «stati generali» dell’ambientalismo: lo stesso, identico, contenuto nella mozione di oggi che conta il 60 per cento circa di delegati ed è sostenuta, tra gli altri, dall’ex sottosegretario all’Economia Paolo Cento, dall’ex capogruppo alla Camera Angelo Bonelli e da Marco Pecoraro Scanio.
Parla, parla sempre Grazia Francescato. E forse è per questo che nel tempo finisce col contraddirsi ad ogni piè sospinto. Ottobre 2001: «Fare il deputato non è nei miei progetti di vita». Aprile 2006, viene eletta a Montecitorio. Sempre autunno 2001, poco prima di lasciare la guida dei Verdi (per diventarne, però, presidente onorario): «È stata una bella esperienza, ma basta, preferisco vivere». La smentita, in questi giorni, con la corsa allo stesso ruolo di allora.
A «Ritorno al futuro» si contrappongono, alla vigilia, altre cinque mozioni, che oggi cercheranno di trovare una convergenza su una candidatura comune. Due i “papabili”: l’europarlamentare del “Sole che ride” Monica Frassoni e un altro verde “storico” quanto la Francescato, Marco Boato: «L’unica alternativa – sottolinea proprio Boato – per la sopravvivenza dei Verdi dopo le scelte sciagurate degli ultimi anni e l’esperienza della Sinistra arcobaleno è quella di un profondo e radicale rinnovamento che recuperi l’autonomia del partito nell’ambito del centrosinistra e porti a un cambiamento profondo del gruppo dirigente».

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