Futuro e libertà ha paura del voto

Berlusconi commissiona uno studio per un logo e un nome nuovi. Bossi preme per il voto subito. Fini prende paura e abbassa i toni: "Il governo onori gli impegni".
L’ultimo sondaggio: Pdl al 30%, vola la Lega, Fli fermo al 5% <br />

Chi ha paura del voto? Tutti gli anti­berlusconiani. Qualcosa a quanto pare sta cambiando. Fini sembrava a un pas­so dal suo traguardo, abbattere il Cav, ma ha voluto stravincere e ora appare in grossa difficoltà. Il suo partito è tormen­tato dai dubbi. I moderati non si ricono­scono nelle fughe in avanti di Bocchino, Briguglio e Granata. Quando sentono parlare di accordi con Vendola si chiedo­no dove cavolo sono capitati. Lo stesso Fini comincia ad avere il braccino corto. L’ultimo videomessaggio alla nazione, che mostra una smania alla Bin Laden, è un concentrato di aria fritta. L’unica co­sa che si capisce è che ci tiene molto a far sapere che lui è ancora di destra. Per il resto non affonda e sembra timoroso per tutto ciò che potrebbe esserci dopo la sfiducia. Non è più sicuro dei passi da fare e rallenta la sua marcia.

Forse, visto che c’è la crisi economica, potrebbe an­che fare un gesto responsabile. Forse. Ma come cominciano a dire perfino i suoi: Gianfranco ha paura. Il Cavaliere lo spiazza sempre. Sembrava finito e in­vece è tornato con la voglia di rimescola­re tutte le carte. Il primo passo è il re­styling del Pdl. È stanco del nome. È infa­stidito dai ricordi che gli evoca. Ci sente sopra ancora l’odore di Fini. Potrebbe cambiare ogni cosa: simbolo e parole. Ma la voglia di resettare e ricominciare da capo non è solo formale. Vuole anche nuovi uomini, nuove idee, nuova forza. Lo affascina il movimento americano del Tea party e sogna di poter tornare a combattere a modo suo. Il politichese di tanti che lo circondano gli è ormai indigesto.

Questo attivismo sta già limitando lo spazio di azione del suo ex alleato. Fini indietreggia verso l’angolo. Poi c’è la Lega. La stagione della mediazione è finita. Ha chiarito che non accetterà un altro premier che non sia Silvio Berlusconi e se il destino è andare al voto è pronta per la campagna elettorale. E qui ritorniamo al punto di partenza: chi ha paura del voto? È chiaro che qualcosa nella strategia di Fini e compagni non ha funzionato. L’assalto finale non sta andando come speravano. Soprattutto si sentono con le spalle scoperte. È strano. Sono così convinti di avere ragione che ogni volta si dimenticano di chiedere, o almeno sondare, cosa pensano gli italiani dei loro giochetti. I «futuristi » per esempio esistono solo sulla carta. Sono convinti di essere la destra di domani, ma per ora non c’è nessuno che abbia certificato con il voto la loro forza. I primi indizi dicono che è poca roba.

Quelli che stavano già cantando il de profundis politico a Berlusconi sono rimasti con le note in gola. Lo scacco al re dei giorni coreani, quando il premier era all’estero per il G8 e i suoi avversari si affannavano a paralizzarlo, non appare più così scontato. Agli avversari del Cav manca la mossa finale. Il motivo è semplice: hanno una paura tremenda di andare al voto. Il risultato è che il governo resta in carica perché nessuno ha il coraggio di farlo cadere. Napolitano si rifiuta di firmare garanzie sul governo tecnico. Non vuole ribaltoni paradossali del tipo: «Governa chi ha perso». L’altro giorno ha invitato Fini a non far saltare la maggioranza durante la Finanziaria. Il risultato è che davanti al rischio elezioni tutti indietreggiano.

Il sentimento che ora si percepisce tra gli anti berlusconiani è la paura. Anche perché cominciano ad avere più di un sospetto che gli italiani sono tuttora scettici sulle loro scelte politiche. L’ultimo sondaggio di Euromedia non rispecchia le speranze di Bersani, Fini o Casini. Il Pdl male che va resta sopra 29 per cento. La Lega potrebbe toccare il 14%. Ma la cosa più interessante è vedere che l’opposizione che parla e straparla vivacchia senza grandi entusiasmi. Il Pd scivola verso il 24 per cento. Di Pietro e Casini crescono ma non fanno sfracelli. L’urlo di Vendola continua a essere afono (3-5 per cento), Grillo, Rutelli e rifondaroli vari restano marginali. E Fini? Se gli va bene becca il 6. Meno dell’Udc. Capite perché Gianfranco ha paura del voto?