Il futuro del Genoa torna nelle mani del giudice

La formula della sentenza sportiva influirà sulla scelta delle ripescate

(...) Perché se Juve, Fiorentina, Lazio o altre squadre diventassero ultime in classifica, Treviso, Lecce e Messina non sarebbero più rispettivamente ultima, penultima e terz’ultima. Quindi non retrocederebbero e non servirebbero ripescaggi.
Diversa è la situazione se, anche in considerazione della reiterazione del reato e della gravità degli illeciti commessi, come prevede il codice di giustizia sportiva, la pena fosse quella dell’«esclusione dal campionato di appartenenza» e la successiva riassegnazione ad altro di categoria inferiore. Al di là del fatto che la Juve rischi davvero la serie C, in questo caso la classifica della serie A non verrebbe modificata, ma verrebbero soltanto escluse dal prossimo campionato le società da punire. E le speranze di Genoa, Napoli, Bologna (ma anche Torino nel caso non riuscisse a centrare la promozione sul campo) tornerebbero a farsi forti.
Inevitabile che in casa Genoa, questa sia comunque la strada preferita. «C’è effettivamente un problema di interpretazione delle norme sia a proposito delle penalizzazioni, sia dei ripescaggi - conferma l’avvocato Andrea D’Angelo -. Addirittura si potrebbe pensare che il commissario della Figc decida di rivedere anche le regole stabilite per i ripescaggi dal vecchio esecutivo dimissionario. Però nel caso di punizione di società come quelle coinvolte, va osservato che l’illecito sarebbe stato commesso nel campionato precedente, non in quello in corso. Per cui non si può modificare la classifica odierna, ma si dovrebbe escludere le società creando così quella che si definisce una “vacanza” di posti, da riassegnare». Ma le regole riscritte quest’inverno dopo l’«armistizio» tra Preziosi e la Figc non sono comunque così chiare. Tanto che oggi non è neppure possibile fare una «classifica» dei ripescandi. Non si può sapere neppure a chi, eventualmente, spetterebbe la serie A per primo, per secondo, o per terzo. E addirittura c’è un nuovo cavillo, mai conosciuto prima, da chiarire. «In effetti c’è una norma oscura, da interpretare, persino nel caso delle società che operano in città con più di una squadra - rivela il professor D’Angelo -. E non si capisce neppure se sia a vantaggio del Genoa o a suo discapito. Poi c’è la questione della tradizione sportiva, che non è chiaro se riferita a quelle società che hanno mantenuto negli anni lo stesso soggetto giuridico, come il Genoa 1893». E non, ad esempio, come Napoli, Torino e Bologna, che sono nel frattempo fallite.
Tutto ancora in alto mare, dunque. Ma il nome del Genoa viene rifatto anche da Aldo Spinelli, presidente del Livorno ed ex patron rossoblù. «Non deve pagare solo il Genoa - interviene o scio Aldo a proposito del calcio scandalo -. Quelli che hanno sbagliato devono pagare come ha pagato il Genoa». E nel suo mirino finiscono in molti. «La pulizia deve partire da Roma, perché la Lega è un centro di potere, ma Roma non la controllava nessuno - incalza Spinelli -. Questo sistema corrotto si è formato col passare degli anni, risale credo a dieci anni fa, quando in Figc è entrata certa gente potente, che si sentiva tranquilla e protetta da grandi società, ma che tutti pensavano facesse solo il bene della Juventus, non che andasse anche a influire sugli altri». Ora tremano proprio questi «altri». Che potrebbero lasciare dei posti in serie A.