Il futuro di Geronzi: Generali e Telecom

Cesare Geronzi ha ottenuto nei tempi e nei modi previsti il ritorno di Mediobanca al sistema di governo societario tradizionale. Si tratta solo apparentemente di una tecnicalità. È il primo passaggio di una rivoluzione nell’istituto di piazzetta Cuccia, che deve ancora essere compiuta. Un banchiere avveduto così ha detto al Giornale: «La grande fusione tra Banca Intesa e San Paolo è avvenuta durante il governo amico di Romano Prodi. Non è stato merito di Prodi, ma di una condizione ambientale favorevole. Oggi quella medesima condizione esiste per Mediobanca e per Geronzi». Insomma il ritorno ad una Mediobanca «tradizionale» è un passo in un processo che coinvolgerà il nostro sistema finanziario.
Intanto Mediobanca. La sua dimensione sarà più internazionale. Il ragionamento che si fa dalle parti di Piazzetta Cuccia è che le operazioni di apertura di uffici e desk all’estero fatti dall’attuale management non bastano. Occorre rischiare di più: La banca è solida ed ha le risorse necessarie per fare un’importante acquisizione all’estero, soprattutto in un momento come questo in cui il mercato è in difficoltà.
Il rapporto con Generali. Il numero uno di Mediobanca ha accettato una mediazione con i suoi dirigenti: Alberto Nagel sarà capo azienda. D’altronde ha garantito, sino ad oggi, risultati da favola, in un contesto che si è andato deteriorando per tutti. Piuttosto sarà difficile, come Geronzi ha detto in un’intervista, che le Generali vengano ancora guidate dal duo Perissinotto-Balbinot. Il cordone ombelicale, fatto di rapporti e consuetudini, tra dirigenti di Mediobanca e Generali verrà reciso attraverso un cambiamento a Trieste. Non sarà facile inserire un banchiere come Claudio Costamagna, è più probabile che a guidare il Leone sia un manager che provenga dal settore assicurativo. Solo così i nuovi assetti che si sono realizzati in Mediobanca potranno pensare di incidere davvero nelle Generali.
Il legame con Intesa. L’altra grande banca di sistema in Italia ha oggi al suo interno una condizione molto particolare. Con un capo azienda, Corrado Passera, molto apprezzato dal nuovo governo ed un padre nobile, Giovanni Bazoli, più legato al vecchio giro prodiano. Ma è proprio il professore bresciano ad essere riuscito a mantenere, in tutto questo periodo, un buon rapporto con Geronzi. Una relazione che permetterà ad Intesa di confermare il suo legame di banca assicurazione con le Generali e che avrà un ruolo importante nella scelta del successore di Perissinotto.
Il futuro di Telecom. Il binomio Galateri-Bernabè non funziona più. Ed il fianco debole è quello del presidente. Difficile pensare, che una volta risolti i nodi di Mediobanca e Generali, non si affronti l’altro fondamentale dossier che Geronzi ha nel cassetto. Come direbbe uno dei recenti fan del presidente di Mediobanca, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è necessario «mettere in sicurezza Telecom». Oggi balla tra le voglie di conquista degli spagnoli di Telefonica e le incertezze del fronte bancario. Un’operazione che finalmente liberi la compagnia telefonica dal fardello del debito (ad esempio la separazione della rete, mentre la vendita delle antenne rischia di costare più di quanto renda) non può che essere gestita da un management e da una proprietà che abbia una prospettiva temporale molto superiore a quella che lo stesso Bernabè riconosce a se stesso.
Nicola Porro