Il Futuro in linea, miracoli telematici: l’Ipod ha ritrovato il suo vero papà

Si chiama Kane Kramer e trent’anni fa inventò lo strumento che ha rivoluzionato la musica. Ma rinunciò al brevetto: non aveva soldi

In fondo ci vuol poco per inventare il futuro, talento visionario, fortuna forse e nessun senso per gli affari. L’idea della vita che cambia le vite degli altri, ma non la tua, butti via il superenalotto che non uscirà più e un altro passa alla cassa al posto tuo. Ce ne sono tanti così, geni maledetti dalle coincidenze, come John Stith Pemberton, tenente colonnello, sudista della prima ora, che un giorno per caso s’inventò nella farmacia che aveva aperto ad Atlanta una bevanda strana, scura, piena di bollicine. L’aveva chiamata Coca Cola e venduta per 550 dollari a un filibustiere di passaggio. Aveva dei debiti da pagare e quella bevanda in fondo non gli sembrava un granchè. O come James T. Russel, padre di tutti i Cd, fu la sua azienda a brevettare il progetto e ad incassare i diritti, solo perchè lui era un semplice dipendente, s’accontentasse dello stipendio. Tim Berners Lee, per la sua invenzione, internet, non ha mai visto un cent, Pathek Philippe quando inventò l’orologio da polso liquidarono la sua creaturina come robetta per signorine.

Alla fine sono sempre i soldi che fanno la differenza, quelli che non hai, quelli che non avrai. Kane Kramer per esempio ne ha sempre avuti pochi. Aveva 23 anni, abitava a Hitchin, quattro case perdute nelle campagne dell'Hertfordshire, mise giù due schizzi su un quaderno a quadretti di quelli che si usano a scuola, guardò il calendario, era il 1978, ma lui, senza accorgersene, era già arrivato nel Duemila. C’era una scatoletta di plastica in quei due disegni, qualcosa di magico che poteva riprodurre musica quando si viaggiava ancora con il vinile, tre minuti e mezzo, non di più, un chip piccolo piccolo dentro un scatola grande come la tessera del tram. Brevetta l’idea, ma nessuno gli regala un cent per realizzarla, figurati se può funzionare una stupidaggine del genere, molla il colpo nel 1988, nemmeno rinnova il brevetto, basterebbero 60 sterline ma lui non le ha, i suoi progetti diventano di tutti. Si chiama IXI, nessuno ancora lo sa, ma è il papà dell’Ipod. Quasi trent’anni dopo la Apple ne vende 163 milioni, cento al minuto, miliardi su miliardi di dollari. Kramer prende un altro foglio a quadretti, ma stavolta per scrivere alla Apple, scusate, ma l’idea sarebbe mia. Ha 51 anni, tre figli, un’azienda che ha appena chiuso, e una casa in affitto perchè la sua l’ha venduta. Nemmeno gli rispondono, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto. Poi però succede qualcosa.

Sta imbiancando casa, lo chiamano dalla Apple, vogliamo parlare con lei, all’inizio gli viene pure da ridere. Vogliono che si riprenda la paternità di ciò che è suo, nero su bianco. Non scende nemmeno dalla scala, tratta la cosa da lì, con la tuta sporca di vernice, tanta è la paura di tornare con i piedi per terra. Gli spiegano: c’è un contenzioso in tribunale tra Apple e Burst.com., il brevetto è nostro giurano quest’ultimi, vogliamo 89 miliardi di risarcimento. C’è solo un modo per dimostrare il contrario, dare a Cesare quel che è di Steve Jobs, mostrare il brevetto originale, svelare il vero papà, convincerlo a testimoniare per chi aveva fatto i soldi con la sua idea. Dieci ore d'interrogatorio e il contenzioso tra le due società finisce. Per averlo in tribunale gli hanno pagato viaggio e pernottamento e un extra per il disturbo. «L’Ipod? Non me lo posso permettere: la Apple me ne ha regalato uno ma si è rotto dopo otto mesi». Dicono stia trattando la cifra per finanziare una nuova idea, un software che registra le conversazioni telefoniche e le spedisce automaticamente via mail. Ancora più nel futuro dell’Ipod. Ma a lui serve solo per riprendersi il passato.