Un futuro da mediatore linguistico

Valentina Giuli

La Scuola Superiore per Mediatori Linguistici (SSML) Carlo Bo offre nuove opportunità professionali a chi vuole approfondire e certificare la propria conoscenza linguistica, senza precludersi possibilità di carriera. La SSML Carlo Bo, infatti, è la nuova veste della Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori (SSIT), prima e più antica istituzione per l’insegnamento professionalizzante delle lingue, fondata a Milano nel ’51 da Carlo Bo e Silvio Baridon, presente sul territorio nazionale con sedi a Roma, Firenze, Bologna e Bari. «La SSIT è sempre stata una Scuola di alta formazione linguistica, al passo con i cambiamenti sociali - spiega Paolo Proietti, direttore dei Corsi della SSML Carlo Bo -; i titoli di studio biennali, prima, e triennali successivamente avevano valore legale ed erano abilitanti all’esercizio delle professioni di interprete e/o di traduttore. Tuttavia, tali titoli di studio non avevano lo statuto di un diploma di laurea e ciò costituiva spesso una limitazione in termini di accesso a bandi di concorso o carriera aziendale che richiedessero il possesso del diploma di laurea. L’applicazione del decreto ministeriale 38/2002 ha comportato una radicale riforma di questo settore dell’insegnamento, trasformando le Scuole Superiori per Interpreti e Traduttori (SSIT) in Scuole Superiori per Mediatori Linguistici (SSML), istituti che ora rilasciano un diploma di studi triennali equipollente al diploma di Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica rilasciato dalle università dopo tre anni di corso. Ciò mette i nostri diplomati nella condizione di accedere direttamente tanto al mondo del lavoro, quanto a quello degli studi specialistici post lauream».
Non è stata una trasformazione di facciata: essa ha riguardato i contenuti, che ora puntano a formare esperti nella mediazione linguistica, intesa come complessa pratica della comunicazione, che implica molteplici risvolti legati a una comunicazione che si fa sempre più totale e connessa a culture, usi, costumi e realtà diverse. «La conoscenza e il controllo delle lingue devono essere sviluppate in un quadro formativo più ampio - aggiunge Proietti -, i concetti veicolati attraverso la lingua riflettono infatti la dimensione articolata della nostra quotidianità. Non si possono ignorare i condizionamenti sociali, psicologici, politici, economici che l’attività del comunicare comporta, specialmente in un mondo globalizzato e multietnico come quello attuale. Ecco perché si prevedono insegnamenti che vanno oltre lo studio prettamente linguistico, come psicologia della comunicazione, diritto internazionale, linguistica generale e computazionale ed economia. Si è poi provveduto al consolidamento di quelle pratiche linguistiche professionalizzanti come la traduzione da e verso la lingua straniera nonché l’interpretazione consecutiva, pratica duttile e adattabile alle esigenze di molteplici contesti relazionali e di lavoro: turismo, accoglienza, convegnistica scientifica e intrattenimento». Conseguito il titolo è possibile completare la formazione professionale di interpreti, acquisendo le tecniche dell’interpretazione simultanea, accedendo ai percorsi formativi specialistici post lauream, «come scelgono di fare in molti, beneficiando degli accordi di collaborazione stretti con lo IULM di Milano», conclude Proietti.