IL FUTURO? È NEL 1994

Carissimo Direttore, perdoni il disturbo e l’invadenza. Sono una ragazza toscana di 27 anni, mi chiamo Letizia. Scrivo queste righe dirette a Lei ed al Suo giornale con il terrore e la speranza che siano pubblicate. Terrore perché in terra rossa non ci è concesso non essere comunisti, terrore quindi perché non so quanto rischio nell’essere quello che sono: una voce fuori da un coro rosso. La speranza che ho è quella di rivolgere tramite il Suo giornale un invito all’unica persona che può riuscire a spezzare il mio terrore. Sono «nata» politicamente con Silvio Berlusconi. Al suo modo di intendere la politica e di vivere la politica devo la mia passione che mi spinge a queste righe. Non sono affetta, dunque, dai mali del vecchio sistema politico della prima repubblica che ho solo studiato nei libri.
Non sono affezionata al politichese delle sovrastrutture di potere. Sono affezionata al mio Paese, al mio futuro che lo voglio costruire fondandolo su quei preziosi valori liberali, riformisti, occidentali che sono nati e radicati in me da quando Silvio Berlusconi ha deciso di mettersi al servizio di un popolo. La batosta ricevuta lo scorso 9 Aprile, 25.000 schiaffi presi tutti su una guancia, non mi hanno affatto demoralizzato, non hanno certo diminuito la voglia di crederci ancora. Non mollo e lo faccio non per Forza Italia bensì per me e per i miei figli quando ne avrò. Non mollo perché sento che questa sinistra al Governo, sbatacchiata tra le demagogie classiste ed anacronistiche dei sindacati, tra le ambizioni da presa di potere del comunismo di piazza che siede in Parlamento ed il moderatismo da calo delle brache degli affezionati alla coalizione piuttosto che al nostro Paese, sento che a poco a poco, nonostante i miei sforzi, stia gettando calcina sui miei ideali, sul mio futuro.
In pensione non ci andrò mai anzi, dal momento che sono una co.co.pro., Prodi mi vuole obbligare a pagare più contributi per finanziare il prepensionamento magari degli statali fannulloni. Non il mio, dunque. Pagherò per il futuro di altri. Ciliegina sulla torta, finito il progetto di cui mi occupo credo che nemmeno gli incentivi all’assunzione indeterminata riusciranno a darmi maggiori opportunità di impiego perché, forse Prodi non lo sa, ma giusto nella pubblica amministrazione si continuano a “sposare” gli impiegati. Nel privato, nella piccola e media impresa, niente più dura a vita. Flessibilità è la parola d’ordine. Flessibilità contrattuale così come professionale e formativa. Non si nasce più operai con la speranza di morire dietro la catena di montaggio. Si nasce operai con la possibilità di investire nella propria abilità e magari finire i nostri giorni dove la nostra professionalità ed i nostri sforzi ci hanno condotto. Credo nella meritevolezza del sistema sociale così come economico pertanto non è la mutevolezza della carriera che mi preoccupa, non è la flessibilità che mi angoscia, non temo la necessità di un continuo mettersi in gioco. Mi angoscia, invece, la paura di non avere la possibilità di far valere il mio merito. Non voglio un assegno per la gioventù che mi tenga a casa da mamma a girarmi i pollici. Voglio che ci sia la possibilità di essere giovani fuori di casa per farsi grandi domani, senza sterili quanto costose ed improduttive tutele passive ma con serie e costruttive opportunità attive. Tutto qua.
È con questo sentimento che mi rivolgo a Lei per invitare Silvio Berlusconi a non lasciare che questo mio sogno, nato con la prima X su Forza Italia a 19 anni, svanisca per mano di chi ha deciso di ipotecare il nostro futuro per farsi più potenti nel presente. Con la stessa forza con la quale ancora ci credo, con lo stesso coraggio che mi fa scrivere questa lettera, sarò presente al meeting di Gubbio perché credo sia necessario che in Forza Italia si ricominci a parlare di quel senso politico del bene comune che ci ha fatto nascere e ci ha fatto vincere in passato. Quel senso che deve superare i limiti euforici ed evanescenti della ventata di ossigeno, come fu nel ’94, e, arricchendosi dell’esperienza maturata, diventare difensore di un progetto, farsi eco strutturata di una società che è stufa di essere lasciata in disparte e che ancora crede che questo cambiamento sia realizzabile. Silvio Berlusconi non può mollare. È lui che ce lo ha insegnato nell’ultima campagna elettorale. È lui che ancora oggi ha le chiavi del nostro essere partito di coscienza prima ancora che politico e su questo con lui vogliamo lavorare. Venga a Gubbio, quindi, per non mollare.
Non parli di Finanziaria anche perché sarebbe solo uno sparlare visto che ancora si prospetta un documento pieno di tutto e del contrario di tutto. Non parli di conflitto di interessi: saremo con lui a sollevare, quando sarà il momento, tutti i conflitti di interessi che vedrebbero cancellati via ministri, deputati, senatori della sinistra invischiati nel sistema collaterale (rosso). Non parli di loro. A loro sappiamo e sapremo rispondere. Farlo adesso, davanti a tanta palesata inconsistenza, ci farebbe solo gettare il nostro tempo in sciocchi battibecchi fantapolitici, di quelli che si fanno nei bar e non nelle serie aule del Parlamento. Parli di noi. Solo di noi. Di come dobbiamo rispondere alla nostra società, quella che il sogno di un’Italia diversa non l’ha ancora accantonata. Parli di come intercettare il dissenso per farlo divenire eco non evanescente ma cosciente e costruttiva, stemma di tutta una società che non è rappresentata da nessun sindacato se non dalla voglia di riscattare se stessa. Parli di noi, di come noi dobbiamo essere affinché il suo sogno e la nostra speranza possa tradursi in realtà. Siamo stufi di chi tenta di metterlo in un angolo o chi già annusa l’odore della successione, stufi perché questi sono i meccanismi da prima repubblica e, come ho detto, non sono miei né della generazione che rappresento e mai lo saranno. Mia è la passione, ed è alla passione che faccio appello.
Consapevole che questa mia esaudita speranza cancelli ogni terrore, La ringrazio per l’opportunità e per l’attenzione e Le porgo i miei più cordiali saluti.