Il futuro nemico di Google si chiama Lorenzo Thione

L’ideatore di Powerset, il nuovo motore di ricerca, è un ex studente del Politecnico

(...) mi manca, anche perché ci vive una mia nipotina di un anno che non ho mai potuto vedere. Mi consolo con il fatto che a San Francisco c’è un clima da favola».
Anche se è stato soprattutto il «clima imprenditoriale» della Silicon Valley ad avere giovato al progetto di Thione. Quando «Powerset» sarà lanciato sul mercato, secondo i suoi promotori, per Internet sarà la vera rivoluzione. E questo grazie a un’idea semplicissima. «I motori di ricerca tradizionali - racconta l’enfant prodige milanese - si basano sulla frequenza con cui le parole cercate compaiono in rete. Sono dunque costretti a scartare tutta una serie di paroline, come “di”, “dove”, “su” e “in”, che in realtà parlando usiamo migliaia di volte. “Powerset” al contrario prende in considerazione anche tali parole, e i risultati saranno sconvolgenti. Per esempio risolveremo tutti gli inconvenienti legati ai sinonimi. Con Google non sai mai quale usare: “casa” o “appartamento”? Altro problema che sarà superato, quello delle parole identiche ma con significati diversi. Riusciremo insomma a prevedere quello che i navigatori vogliono».
Una scommessa, quella di «Powerset», la cui posta in gioco è di diversi miliardi di dollari. «Quello dei motori di ricerca è un mercato enorme - osserva Thione -. Quando inseriamo una parola su Google o Yahoo!, alla nostra destra compare una serie di “collegamenti sponsorizzati”. Se decidiamo di cliccare su uno di tali link, il proprietario del sito deve pagare una cifra prestabilita al motore di ricerca, che in questo modo ottiene guadagni miliardari». A chi gli chiede se pensa davvero che riuscirà a scalzare Google, Thione risponde che a esigerlo sono le leggi stesse del mercato. «Ogni 20 dollari investiti - spiega -, il più famoso motore di ricerca ne ricava cento con la pubblicità. Noi proponiamo una tecnologia più sofisticata e costosa. In tal modo costringiamo i colossi di Internet a un vero e proprio dilemma: o rinunciare ai loro guadagni miliardari per soddisfare di più gli internauti, o cercare di mantenerli con la tecnologia esistente. Lasciando sempre più spazio alla nostra nuova iniziativa». Soltanto due, secondo Thione, i motivi per cui «Powerset» non ha potuto prendere vita a Milano: «La mancanza di investitori privati pronti a rischiare in cambio della prospettiva di elevati guadagni e un’eccessiva pressione fiscale nei confronti di chi scommette su una nuova impresa».