Il futuro passa dai Ministri

Mannò, basta di pigiare la musica in questo o in quel genere musicale, che noia. I Ministri, ad esempio. Loro fanno rock, e va bene. Ma è un rock che non ha targhe, cattivo (Noi fuori), cattivissimo (grandioso il riff di Che cosa ti manca) ma pure evocativo (Tutta roba nostra) e persino pieno di anni Sessanta (La città senza fiumi, dedicata alla loro Milano). Insomma, i Ministri pescano qui e là nei Beatles o negli Who, d’accordo, e intanto lo fanno tutti da decenni. Ma loro, che sono soltanto tre e però picchiano come martelli, sono nuovi perché liberi, non hanno zavorre e nelle canzoni ficcano tutta la rabbia (intelligente), il furore (candido), le melodie (non sempre le stesse) e, dopotutto, la voglia insopprimibile di farsi trovare pronti quando il futuro sarà finalmente qui. E diventerà loro.