Il futuro del Pdl è in rosa Arriva la generazione azzurra

Sono in palestra, stanno temprando fisico e mente perché saranno le donne del domani. La classe politica che il Popolo della libertà sta preparando per il futuro. Giovani e intraprendenti, con tanti sogni e poche certezze. Proprio per questo parlare con loro ha un sapore di disincanto. Riesci ad uscire per qualche istante dalla realtà ed immergerti nei desideri del prossimo. Si chiamano Silvia, Marialessia, Erika e Giulia. In comune hanno la generazione d’appartenenza e la «fede» di partito. Per il resto le loro vite sono completamente diverse. Dal percorso professionale all’aspetto privato. C’è un importante punto in comune, però. E non è da poco. Quello di battersi per degli ideali: la libertà prima di tutto. Si parla di generazione vuota, qui abbiamo quella piena. Giovani ragazze che hanno deciso di impegnarsi inseguendo un credo politico che ha come tinta dominante l’azzurro.
C’è Marialessia Musumeci, 23 anni, fresca di laurea in tecnica di neurofisiopatologia che si dice fiera di far parte della nuova famiglia del Popolo della libertà. «Sono felicissima della trasformazione che sta avvenendo da Forza Italia a Pdl- racconta Mariallesia che ha ereditato la passione per la politica dal padre-. Noi giovani ci sentiamo più coinvolti in questo nuovo soggetto politico che sta nascendo». Mariaelisa ha cominciato ad appassionarsi alla politica attiva dalle scorse amministrative genovesi. La candidatura di Renata Oliveri, una donna, ed Enrico Musso, un giovane, l’hanno spinta a sposare la causa: «È dall’aprile del 2007 che mi sono vivacizzata- continua - e da quel momento non mi sono più tirata indietro. Mio padre si è candidato nel municipio Ponente, ma invece di aiutare lui ho preferito lavorare per il partito». Il fascino della candidatura Oliveri- Musso ha coinvolto anche Silvia Steri, 25 anni, di professione hostess. «È stato un momento travolgente vivere nel point a contatto ogni giorno con tante persone unite per una stessa nobile causa- spiega Silvia-. Sono felice di aver fatto parte di quella squadra e oggi sono prontissima ad ogni battaglia». Dalla belligerante Silvia alla autorevolezza di Erika. 26 anni, dipendente di Ansaldo ha maturato la sua passione per la politica dopo aver conosciuto la macchina amministrativa del Comune di Genova: «Dopo un periodo di servizio civile nel municipio centro est - ricorda- mi sono candidata per la stessa municipalità». Non ce l’ha fatta a passare per una manciata di voti. Così come non ci è riuscita la giovanissima Giulia Narizzano, 20 anni. Studia per diventare interprete e parla quattro lingue (inglese, spagnolo, francese e russo). Si è candidata nel Medio Levante, «bella esperienza che riproverò tra quattro anni». Tutte sognano la ribalta nazionale: da Silvia che dal mondo dello spettacolo spera di trasformarsi in onorevole, a Marialessia che piuttosto di rinunciare a lavorare a Montecitorio sarebbe pronta «a lavare le scale del parlamento». Poi c’è Erika che, perso il giro in municipio, si prepara a tentare il salto in consiglio comunale, mentre Giulia studia Roberto Cassinelli, Raffaella Della Bianca e Michela Vittoria Brambilla «veri spunti e riferimenti, per aspetti diversi, per il mio impegno politico».
Tutte e quattro si dedicano oggi al movimento giovanile del partito. Erika Birelli tiene i rapporti con tutti i giovani eletti nei municipi, «cerchiamo di fare squadra e di confrontarci per capire quali sono le battaglie più utili da fare sul territorio», Giulia Narizzano fa da public relations mentre Marialessia e Silvia offrono la loro manovalanza e non si perdono nessun gazebo organizzato per le strade: «Sempre pronte a confrontarci con le persone per la strada e nelle scuole- raccontano- senza mai tirarci indietro perché le nostre idee vanno difese come la libertà». Si cimentano da attiviste ma si muovono già da politiche di alto profilo. Qualcuna è già apparsa in dibattiti televisivi come Silvia che si è confrontata con i giovani del Pd («Durante la trasmissione il dibattito è apparso sereno, ma nelle pause quante ce ne siamo dette»), altre, invece, prediligono il contatto diretto con le persone. Erika, per esempio, fa riferimento alla sua campagna elettorale e all’ approccio «easy» che ha coinvolto anche persone di sinistra, «l’impegno dei giovani è visto con positività dalla gente- commenta-. Anche se la pensano in maniera diversa da te». Non ci sarà bisogno di quote rosa, se le prenderanno da sole.
(5. fine)