Il futuro precario dell’ippica «vedova» di Zaia

Ci tocca rimetterci le vesti di Cassandra - ruolo che, peraltro, detestiamo - per prevedere i destini dell’ippica nel prossimo trimestre. Come era ampiamente scontato ai più, «San» Luca Zaia lascerà la poltrona delle Politiche agricole per concorrere alla presidenza del Veneto. Una vittoria, la sua, che, ovviamente, comporta l’abbandono del dicastero che sovrintende il mondo del cavallo. E dove lo va a trovare la già agonizzante ippica di casa nostra un altro ministro del calibro di Zaia, capace con un coraggioso e geniale escamotage di tamponare i conti con 150 milioni di euro - provenienza slot-machine ed affini - di un settore che altrimenti avrebbe già dovuto portare i libri in tribunale? Molto difficile, se non del tutto improbabile. Del resto va ricordato che negli anni passati l’ippica spesso ha dovuto subire l’improvvida gestione di ministri che hanno contribuito non poco a ridurla nello stato comatoso in cui si sta dibattendo ai giorni nostri. Secondo indiscrezioni dell’ultima ora la scelta sarebbe già caduta su Gianpaolo Dozzo, uomo di riferimento della Lega Nord in Veneto. Dozzo, nato a Treviso nel 1945, è stato eletto deputato per la prima volta nel 1994, attualmente è membro della III Commissione Affari Esteri e Comunitari di Montecitorio. Ma quello che è certo è che sino a marzo non si saprà nulla di preciso sul futuro del Mipaaf e questo stato di incertezza potrebbe innestare un altro periodo di stallo in un settore che già non brilla per decisionismo. A cominciare con la nomina di Tiziano Baggio alla presidenza dell’Unire, che non è ancora approdata come prassi vuole alla Camera e che a questo punto, vista l’uscita di scena del suo sponsor Zaia, rischia di perdersi nelle nebbie. Per non parlare del piano industriale, di vitale importanza per tentare un rilancio, che rischia di impantanarsi seppellito da centinaia di pagine, molte delle quali perfettamente inutili per la comunità ippica, ma altrettanto perfettamente utili per ingrassare il conto in banca di chi lo ha materialmente assemblato.
In questo interregno dominato dall’incertezza già succedono cose strane. Come la bozza del calendario 2010 delle giornate di corse che sta scatenando, spesso a ragione, furibonde polemiche. La distribuzione, infatti, non convince affatto, con premi e punizioni di ben difficile comprensione logica. Su tutte spicca il trattamento riservato per esempio all’ippodromo di Montegiorgio a cui, togliendo tutte le corse di luglio e una larga fetta di quelle di agosto, hanno in pratica decretato la morte del campionato italiano guidatori, una delle poche manifestazioni ippiche veramente di successo consolidato negli anni. Vi lasciamo immaginare lo stato d'animo, fra l’esterrefatto e il disgustato, della famiglia Mattii che da 40 anni gestisce con bravura l’ippodromo marchigiano. Una sentenza, comunque, troppo sballata per essere confermata, del resto sul comunicato dell'Unire che accompagna la bozza di calendario si legge che ci sono 15 giorni di tempo per correggere il tiro. Vedremo.