Futuro del Residence Roma L’opposizione prende tempo

Il Residence Roma continua a far discutere in consiglio comunale. Forza Italia e Udc hanno chiesto del tempo per rivedere la delibera che prevede l’avvio di un accordo di programma per la ristrutturazione non solo dell’edificio ma anche di parte dell’area che lo circonda. E anche secondo Alleanza Nazionale il documento andrebbe modificato. Ecco allora la necessità di presentare emendamenti e ordini del giorno che vanno in quella direzione. Ieri in Aula Giulio Cesare Forza Italia ne ha inoltrati 40 e l’Udc due così come An. Lo stesso numero è stato presentato anche dalla maggioranza. Forza Italia punta sulla costruzione di un ulteriore asilo nido, da aggiungere a quello di 60 posti già previsto nella delibera. «Uno solo non è sufficiente per 90mila metricubi (tanto è vasta tutta l’area interessata dall’accordo di programma, ndr) - spiega Pasquale De Luca, capogruppo di Forza Italia - anche perché in quella zona andranno a vivere soprattutto giovani coppie». Per loro De Luca chiede «più servizi, un parco attrezzato e una postazione di pubblica sicurezza». Mentre secondo Dino Gasperini, capogruppo dell’Udc, «si devono definire le quantità di cubature da destinare alle singole attività, cosa che il documento in questione non prevede. Inoltre si dovrebbe far rimanere al Comune la titolarità dei servizi, in modo che con il denaro che si ricaverebbe si possano costruire biblioteche, ludoteche e servizi per i cittadini». Ma l’Udc chiede pure che si dia il via libera all’accordo di programma solo nel momento in cui sarà liberato non solo il Residence Roma, in cui ora vivono ancora circa 500 persone, ma anche quello in via Tagliaferri, dov’è stata spostata una parte degli ex occupanti del Residence Bravetta. «Altrimenti - puntualizza Gasperini - chi vive in via Tagliaferri pagherà la ristrutturazione del Residence senza ottenere nulla in cambio». An, invece, va dritta a una delle questioni più rilevanti per l’emergenza abitativa, ossia quella riguardante la quota delle residenze da destinare a canone concordato. «La nostra richiesta - dichiara Marco Marsilio, capogruppo di Alleanza Nazionale - è di fare in modo che il 15 per cento degli affitti sia a canone concordato, così come previsto da una delibera quadro approvata dal consiglio comunale. Quel documento deve valere per tutti, anche per i proprietari del Residence Bravetta». Ma Marsilio aggiunge anche che «quel tipo di struttura non dovrebbe più esistere, visto che la politica ad esso connessa si è rivelata un fallimento».
Giovedì si dovrebbe arrivare alla votazione finale del documento. Solo allora si saprà se gli ordini del giorno e gli emendamenti presentati dall’opposizione diventeranno parte integrante della delibera.