Un futuro vero privo di illusioni

Nessun ammonito, un gol per parte nel giro di cinque minuti, salvezza aritmeticamente conquistata per entrambe. Sampdoria-Udinese è tutta qui, una classica partita di fine stagione all'insegna del «volemose bene» e del non facciamoci del male.
È andata esattamente così, ma in molti sugli spalti del Ferraris non hanno comprensibilmente gradito. Forse perché ci si sarebbe aspettato un Doria combattivo, rabbioso, smanioso di portare a casa quei benedetti tre punti che mancano ormai da quasi tre mesi (!), da un'infinità. Forse perché battere (finalmente) l'Udinese, la Bestia Nera per antonomasia, l'Avversaria per eccellenza di queste ultime tre stagioni, avrebbe avuto il sapore di una seppur parziale vendetta e avrebbe potuto significare l'eclissarsi di un periodo nerissimo.
Peccato, ma, in fondo, va bene così. La salvezza è arrivata, questa maledetta stagione 2005-06 sta, lo voglia il Cielo, volgendo al termine e Francesco Flachi è tornato a segnare con frequenza (tre reti nelle ultime quattro partite). Il numero 10 poi, al pari di capitan Volpi e probabilmente di Castellini, pur accettando una decurtazione dell'ingaggio, ha rinnovato per altri due anni il suo contratto con la società di Corte Lambruschini.
Il futuro può quindi dirsi cominciato. Un futuro, si spera, nel quale si faccia affidamento sui giovani, meglio se di proprietà, su ragazzi non del tutto maturati, magari ancora da plasmare nella tecnica e nello spirito, ma carichi d'entusiasmo, desiderosi di esplodere.
Un futuro nel quale si punti forte su elementi del settore giovanile, della brillantissima Primavera di Attilio Lombardo (che sabato prossimo affronterà il Napoli nella gara di andata degli ottavi di finale dei playoff-Scudetto) o degli Allievi di Gianni Invernizzi (beffati sul filo del rasoio dai «cugini» del Genoa nel discorso-qualificazione).
Un futuro nel quale i Mingozzi, i Padelli, i Bastrini, i Soddimo, i Foti, gli Arnulfo, i Virdis possano tranquillamente giocarsi il posto in prima squadra con i più «anziani» di loro. Un futuro, si spera, senza svincolati ultratrentenni fisicamente e mentalmente svuotati, soltanto preoccupati di svernare in Riviera.
Un futuro senza che si perseveri nell'infruttuosa politica dei prestiti (i vari Marazzina, Yanagisawa, Donati, Donadel, Rossini, Simone Inzaghi, Dalla Bona, Zamboni, Marchesetti, solo per citarne alcuni, dovrebbero insegnare qualcosa). Un futuro in cui i rinnovi contrattuali vengano ridiscussi in un tempo accettabile e non infruttuosamente trascinati alle calende greche.
Un futuro, infine, dove si ammettano i propri errori e non si viva di belle e serafiche illusioni, ma di fatti concreti, di sudore e oggettivismo. In poche parole, un futuro (tecnico e sportivo, s'intende) vero e proprio, quel futuro che al momento manca a questa Sampdoria.