Il G20 chiude senza un vero accordo

Parlare a una voce sola. E con chiarezza. Ieri, finalmente, le cinque maggiori economie europee - Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna - lo hanno fatto. Con una lettera inviata ai partner del G20 che ha ottenuto l’effetto di rassicurare i mercati dopo i giorni di turbolenza innescati dai timori di default del debito irlandese. La lettera contiene una precisazione importante: le trattative in corso per modificare e rendere permanente il fondo anti crisi non inficiano minimamente l’attuale possibilità di accedervi. Nella sostanza, l’Europa ha assicurato indirettamente che, se serve, Dublino (che ieri ha comunque smentito categoricamente di voler ricorrere agli aiuti) potrà sfruttare le risorse del fondo, anche se la Commissione Ue sta preparando nel massimo riserbo la proposta per il meccanismo permanente anti-crisi, che sarà pronta entro metà dicembre.
Il nuovo fondo non entrerà tuttavia in vigore prima della seconda metà del 2013, e Bruxelles sembra intenzionata ad ammorbidire gli orientamenti punitivi nei confronti degli investitori privati da parte di tedeschi e francesi. Sulla scorta delle precisazioni dei ministri finanziari, sarebbe volontario l’impegno degli investitori istituzionali a mantenere l’esposizione in titoli e a prorogare la scadenza dei titoli esistenti.
Tutto ciò ha contribuito a stemperare le tensioni sui mercati. L’euro ha risollevato la testa fino a 1,3715 dollari, mentre si è anche attenuato il divario di rendimento dei titoli irlandesi rispetto ai Bund tedeschi, da oltre 650 punti di giovedì a 630 punti. La precisazione ha anche contribuito a ridurre lo spread Btp-Bund dal record di 190 punti della mattina a 177 punti. L’Italia conferma comunque di non avere difficoltà di rifinanziamento: ieri le aste di Btp a 5-15-30 si sono chiuse con richieste superiori all’offerta, pur in presenza di rendimenti in rialzo.