G20 e consumi Usa riscaldano le Borse

Per nulla spaventati dalla scure di Standard&Poor’s calata sul rating della Spagna, e tornati a scommettere sulla risoluzione della crisi del debito sovrano, i mercati finanziari hanno archiviato la settimana richiudendo in parte i buchi aperti giovedì scorso, quando l’allarme sulle banche lanciato dalla Bce li aveva fatti vacillare. Merito sia della nuova opzione che vedrebbe il Fondo monetario internazionale nei panni del “cavaliere bianco” pronto ad aumentare gli aiuti all’Eurozona, sia della rinnovata voglia di shopping dei consumatori americani (a settembre le vendite sono salite dell’1,1%). I timori di recessione sono «un po’ diminuiti», ha infatti sottolineato il segretario Usa al Tesoro, Timothy Geithner, non appena atterrato a Parigi dove ieri ha preso le mosse il vertice del G20 (per l’Italia presenti il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il governatore di Bankitalia, Mario Draghi).
Dopo aver creato il gelo con le ripetute esortazioni ai vertici europei a fare più in fretta per aggredire la crisi anche se il deficit Usa ha toccato nell’anno fiscale chiuso il 30 settembre i 1.300 miliardi di dollari (il secondo maggior disavanzo della storia), Geithner sembra ora aver cambiato idea: «L’Europa si sta chiaramente muovendo. Si parla di un pacchetto di misure molto più completo». Il ministro del Tesoro Usa è però sempre convinto che il nodo del debito debba essere sciolto da Eurolandia senza supporti esterni, se non quelli già previsti. La possibilità di un intervento extra del Fmi non è quindi considerata dagli Stati Uniti una via percorribile. Eppure, attorno a quest’idea sono al lavoro alcune delegazioni del G20. L’organismo guidato da Christine Lagarde è coinvolto per un terzo nella concessione dei prestiti ai Paesi in difficoltà (la parte residua ricade su Ue e Bce). L’ipotesi allo studio prevede invece la creazione di un veicolo speciale (quindi non soggetto al regime di contribuzione dei vari Paesi al Fmi), in grado di aumentare la potenza di fuoco del Fondo. Un’altra possibilità sul tavolo è legata alla sottoscrizione da parte dei Paesi emergenti (i cosiddetti Bric) di bond emessi sempre dal Fmi.
Il vertice parigino doveva essere solo propedeutico al summit dei capi di Stato e di governo in programma a Cannes il 3-4 novembre, ma sta invece riservando qualche indicazione positiva che non è sfuggita alle Borse. Complice anche il voto di fiducia che scongiura la crisi di governo, Piazza Affari è stata ieri la migliore con un rialzo del 2,5% (le altre piazze finanziarie hanno contenuto il recupero sotto il punto percentuale), mentre lo spread Btp-Bund è sceso sotto i 360 punti. Nonostante il rimbalzo, i titoli bancari non sono comunque riusciti a colmare le forti perdite subite giovedì scorso.
L’attenzione degli investitori continua a concentrarsi sulle misure tese a ricapitalizzare gli istituti europei. Un report di Goldman Sachs stima in quasi 300 miliardi di euro la cifra necessaria per il rafforzamento patrimoniale se verrà imposto il rispetto di un Core Tier 1 sopra al 9%, livello che dovrebbe essere indicato a breve dalle autorità europee. La presidenza francese del G20 ha parlato di una mossa anti-crisi in tre tempi: ricapitalizzazione delle banche, ristrutturazione più sostanziale del debito greco (con un contributo delle banche più alto del taglio del 21% del valore nominale dei titoli, si parla ormai apertamente di un haircut attorno al 50%); infine, rafforzamento del fondo salva-Stati Efsf attraverso la capacità di leveraging con un meccanismo di garanzia (attorno al 2%) per chi detiene titoli del debito pubblico dell’Eurozona.