G20, Tremonti: «Vertice non decisivo, ma è meglio vivere in periodi normali...»

A St. Andrews confronto fra ministri e governatori delle banche centrali senza capi di Stato. Sì all'impegno a mantenere gli stimoli per l'economia in attesa della ripresa. Il ministro: «Si sapeva che sarebbe stato un vertice preparatorio»

Un G20 interlocutorio, come da copione. Il vertice scozzese dei Venti grandi del pianeta si è concluso senza grandi risultati. Visto l'attenuarsi dell'emergenza e i segni di ripresa dell'economia, dopo i passi avanti registrati dal G20 a Londra e Pittsburgh, a St Andrews si è assistito ad uno stand by delle decisioni. «Nessuna delusione - spiega il ministro dell'economia Giulio Tremonti al termine dei lavori - si sapeva che questo sarebbe stato un vertice preparatorio» degli appuntamenti già fissati per il prossimo anno. Del resto, si è trattato di un appuntamento per i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali, spesso delegati ad esplorare le posizioni che dovranno poi essere assunte dagli incontri tra i capi di Stato. Tra le decisioni, c'è l'invito a mantenere in vita le misure di sostegno contro la crisi in attesa di segnali più forti e più certi sulla ripresa e un impegno generico (senza indicazioni di risorse e mezzi) per ottenere un risultato a Copenaghen sui cambiamenti climatici. Nel comunicato finale del vertice, infatti, su quest'ultimo aspetto, i Venti si sono limitati ad affermare di aver «discusso una serie di opzioni» e di essersi impegnati a definire in futuro «le scelte per il finanziamento» in vista del vertice danese in programma per i primi di dicembre. Ancora una volta solo parole dal gotha dell'economia, grida il Wwf. «È stato più un seminario» di discussione, ha meglio sintetizzato Tremonti, ma è bene così: «Meglio vivere in tempi normali» che in momenti e vertici internazionali imposti e schedulati sulla gravità della crisi. Per quanto riguarda le misure sui bonus nel settore bancario, altro tema in agenda dallo scoppio della Grande Crisi, il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, in qualità di presidente del Financial Stability Forum, ha affermato che «verranno sottoposte a una revisione per quel che riguarda la loro attuazione nel marzo 2010». «Dopo Pittsburgh - ha spiegato Draghi - diversi paesi si sono attivati sulle compensazioni tra cui Francia, Italia, Svizzera, Gran Bretagna e Usa: altri lo stanno facendo noi condurremo una revisione dell'attuazione delle misure, decise a Pittsburgh, nel marzo 2010 per vedere come queste siano state messe in pratica nei vari paesi». «Il problema con i bonus - ha detto poi Draghi - è che queste retribuzioni erano fuori linea rispetto ai rischi che la banca si assumeva. Il problema è tenerle in linea con questi rischi». Il presidente dell'Fsb ha anche spiegato che la revisione deve ancora cominciare in pieno in quanto la stagione dei bonus, come l'ha definita, sta iniziando ora». Sulle misure di stimolo e sostegno dell'economia, infine, si è registrata una convergenza sulla necessità di mantenerle in vita. Così, dopo che ieri il premier britannico Gordon Brown e il Fmi hanno esplicitato la necessità di non interrompere le politiche di sostegno all'economia, oggi anche il segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, ha sottolineato come Gli Stati Uniti non intendano ritirare troppo presto le misure di stimolo: «La crescita rimane un imperativo», ha detto, condividendo la posizione degli altri ministri delle finanze, «gli Stati Uniti puntano a sostenerla e creare posti di lavoro», ammettendo che la disoccupazione a stelle e strisce, balzata al 10%, mostra «un quadro economico difficile». Un contesto macroeconomico mondiale che molti ministri hanno definito come non favorevole ad una politica fiscale espansiva, ad un taglio delle tasse insomma, tanto che parlando in termini generali delle politiche delle economie avanzate, Tremonti ha messo in evidenza che, secondo il «mood» che emerge dal vertice, «in questo periodo» non aumentare la pressione fiscale viene considerato «già un goal». Sulle banche, infine, Draghi ha osservato che «se facessimo una fotografia della situazione vedremmo che le strutture di emergenza di aiuto alle banche vengono disattivate mentre altre, come le iniezioni di capitale nel sistema, continuano ad essere implementate. Ci sono due tipi di banche - ha notato -, quelle che possono ormai camminare sulle proprie gambe e altre che dipendono ancora dall'assistenza pubblica. È fonte di preoccupazione che in alcuni casi si possa continuare a sostenere un modello di business insostenibile. Tuttavia ogni iniziativa deve essere valutata per l'effetto che ha sulla fiducia nei mercati. In altre parole - ha concluso - questo non è un settore adatto alle sorprese»