Il G7: contro la crisi nuove regole e no al protezionismo Tremonti: «Ripristinare etica e principi» E l’America sollecita «misure eccezionali»

RomaLa priorità dei governi deve essere di riportare l’economia in una «situazione di normalità». É una delle frasi chiave contenute nel comunicato che, oggi, sarà approvato nel summit del Gruppo dei Sette, a Roma.
Per due giorni Roma è il crocevia dell’economia mondiale, scossa dalla crisi finanziaria, dalla recessione e da ventate di protezionismo. E per rispondere alla sfida nella maniera più unitaria possibile, si riuniscono nella capitale i ministri finanziari del G7 (Usa, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Canada e Italia più la Russia, che partecipa solo ad alcune sessioni del G7/G8), insieme con i governatori delle banche centrali e i capi di tutte le istituzioni economiche internazionali, dal Fmi alla Banca mondiale, dall’Ocse all’Unione europea. Gli occhi sono tutti puntati su Tim Geithner, neo segretario al Tesoro dell’amministrazione Obama al suo esordio al G7, che chiede ai partner «misure eccezionali» per affrontare la recessione e la crisi finanziaria.
Alle autorità economiche mondiali, riunite ieri sera a cena nei saloni di villa Madama, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti - presidente di turno del G7 finanziario - rivolge la proposta di stabilire nuove regole condivise (legal standard) per la finanza, con l’obiettivo di ricreare fiducia sui mercati. «Nel mondo post globalizzazione - osserva Tremonti - c’è un deficit di regole, di etica e di principi: ci sono molti deficit nelle banche, nell’economia e nei bilanci pubblici, ma quel che manca più di tutto sono regole e principi. Dobbiamo rifarli».
Un lavoro lungo, ma che non parte da zero: ne discutono da mesi il Financial Stability Forum guidato da Mario Draghi, il Fmi, l’Ocse. «Condivido l’opinione del ministro Tremonti che suggerisce al G7 la definizione di un global legal standard - dice il governatore di Bankitalia - che stabilisca un insieme di regole di base sulla trasparanza nella conduzione degli affari, e sul funzionamento della finanza». Il Fsf, aggiunge Draghi, è impegnato a dare un contributo per colmare le lacune normative. Su richiesta di Francia e Germania, si discute anche di revisione delle norme sugli hedge fund.
Isolare gli asset tossici delle banche, ripristinare il circuito del credito, stimolare l’economia con incentivi fiscali, e nel medio periodo creare nuove regole per la finanza. Questo l’impegnativa road map che il G7 si assegna, mentre sul vertice romano piombano i dati, molto negativi, del pil nei principali Paesi europei. «Le cifre sottolineano la gravità della situazione - osserva il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Junker - ma abbiamo la forte speranza che la crescita tornerà a fine anno, e migliorerà gradualmente nel 2010». Per il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck, bisogna cominciare a discutere della exit strategy dalla crisi. «Spero che si ricrei un po’ d’ottimismo e si vada verso una ripresa nella seconda metà dell’anno», conferma l’eurocommissario Joaquin Almunia.
É evidente che tutti aspettano un forte segnale dalla prima economia del mondo, quella americana. Il segretario al Tesoro Geithner passa l’intera giornata in incontri bilaterali, i primi con Tremonti e Draghi, per illustrare il piano anticrisi dell’amministrazione Obama. «Un piano molto consistente», commenta il nostro ministro dell’Economia. C’è preoccupazione, tuttavia, in Giappone e in Europa per la clausola buy american (acquisto di soli prodotti americani) inserita nel piano da 789 miliardi di dollari lanciato dalla Casa Bianca. «Vogliamo su questo argomento una discussione franca», dice il ministro nipponico Shoichi Nakagawa. «Il protezionismo non è una risposta», aggiungono Juncker e Almunia. «Gli Stati Uniti - precisa il cancelliere britannico Alistair Darling - sono consapevoli delle loro responsabilità nei confronti del mondo».
Il comunicato conclusivo del summit, che sarà reso noto oggi al termine della riunione vera e propria del G7/G8 al Tesoro, confermerà che i Grandi sono favorevoli senza eccezioni alle regole del libero commercio. Non ci sarà invece particolare enfasi sui cambi. «La volatilità delle monete è aumentata, ma le quotazioni sono più vicine ai loro normali valori», dice Almunia.