G7, Londra tenta una mediazione sui commerci

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Londra

In ministri finanziari del G7 - o meglio, una parte di essi - hanno tentato ieri di rivitalizzare il negoziato commerciale Wto, che si appresta ad affrontare a metà dicembre un vertice a grave rischio. «La riunione di Hong Kong rappresenta un passo cruciale - si legge nel comunicato finale del summit londinese - e un’opportunità che deve essere colta. Il risultato del Doha Round alla fine del 2006 è essenziale per la crescita dell’economia e la riduzione della povertà». Ma la formula scelta per il comunicato non riesce a nascondere che, nonostante gli sforzi del cancelliere dello Scacchiere britannico Gordon Brown e le concessioni messe in campo da Cina, India e Brasile, l’esito del negoziato commerciale è ancora appeso a un filo sottile.
Brasile, India e Cina, incontrando ieri mattina a Londra i ministri finanziari del G7, hanno presentato proposte di apertura sulle tariffe nei settori dell’industria e dei servizi, ma non hanno giudicato sufficienti le controproposte europee sui sussidi all’agricoltura. E neppure l’idea brasiliana di un incontro ai massimi vertici fra i Paesi del G7 e gli altri maggiormente interessati alla trattativa, prima del summit di Hong Kong, ha avuto esito nonostante l’appoggio di Brown e dello stesso premier britannico Tony Blair.
Il ministro delle Finanze francese Thierry Breton ha gettato acqua sul fuoco, smentendo che dal suo punto di vista si siano registrati progressi sul commercio, e rimandando la palla ai negoziatori ufficiali. Mentre il tedesco Peer Steinbrueck parla di una finestra che si apre sul vertice di Hong Kong e Giulio Tremonti registra «passi avanti» sul commercio grazie alle aperture di Cina, India e Brasile. Progressi che appaiono tuttavia ancora modesti rispetto all’importanza dell’obiettivo.
Si conferma invece positivo l’outlook economico globale. «La crescita mondiale continuerà a essere solida, nonostante l’impatto dei prezzi petroliferi», si legge all’inizio del comunicato finale del vertice. Lo scenario favorevole è confermato da molti partecipanti al vertice, dal nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti al direttore generale del Fondo monetario Rodrigo Rato. «La crescita riguarda tutti, anche l’Europa», dice Tremonti. E Rato annuncia che il Fmi probabilmente rivedrà al rialzo le stime economiche mondiali nei primi incontri primaverili di aprile. «Quello che vediamo ora - spiega il managing director del Fondo - non è soltanto la continuazione della ripresa mondiale, ma una sua accelerazione». L’ultima stima del Fmi, fatta in settembre, parla di una crescita globale 2006 del 4,3%. Secondo Rato, il rialzo dei tassi d’interesse di un quarto di punto da parte della Bce non pregiudica la ripresa europea tuttavia, aggiunge, «non vediamo segni di pressioni inflazionistiche e raccomandiamo che non vengano decisi ulteriori rialzi». La questione dei tassi, anche per la brevità della riunione, è rimasta un po’ ai margini della discussione. Jean-Claude Trichet ha comunque ribadito che la Banca centrale europea «continuerà a fare quanto necessario per frenare le aspettative di inflazione». Sorprendendo gli osservatori, che non attendevano novità sui cambi dalla riunione di Londra, il comunicato del G7 chiede alla Cina di proseguire nell’allentamento del controllo statale sul cambio dello yuan: «Ci attendiamo che un sistema di cambio più flessibile in Cina serva a migliorare il funzionamento e la stabilità del sistema monetario internazionale», dicono i Sette. Il 21 luglio scorso la banca centrale cinese ha rivalutato lo yuan del 2,1%, concludendo l’aggancio decennale della moneta con il dollaro Usa. Secondo Rodrigo Rato, «è chiaro che il movimento verso la rivalutazione della moneta cinese deve essere graduale, ma è anche chiaro - aggiunge - che finora non è stato fatto abbastanza» in questa direzione. E che l’argomento sia molto delicato è testimoniato dal fatto che è stato chiesto a tutti i ministri finanziari di non fare commenti sui cambi con la stampa in termini diversi dalla stretta osservanza del testo del comunicato finale.