G7, da oggi riflettori sul petrolio A Londra il Brent oltre i 74 dollari

Scaroni (Eni): «I prezzi resteranno su livelli elevati anche nei prossimi anni»

da Milano

Il caro-petrolio, dal quale potrebbe scaturire una prossima frenata dell’economia statunitense, e la conseguente necessità di affiancare agli Usa altre «locomotive» globali, incombono sul vertice dei ministri finanziari del G7, che parte oggi a Washington. I dati che verranno esaminati al tavolo delle discussioni - alle quali l’Italia sarà rappresentata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi - non sono univoci. Da un lato infatti l'economia mondiale, nelle previsioni del Fondo monetario internazionale appena presentate, dopo l’ottimo più 4,8% registrato nel 2005 continuerà a crescere a ritmo sostenuto, sugli stessi livelli, sia nel 2006 sia nel 2007, con la ripresa economica oramai consolidata in Giappone e in corso di accelerazione in Eurolandia. E con pressioni inflazionistiche estremamente contenute. Il tutto in presenza di condizioni dei mercati finanziari che permangono estremamente favorevoli sia in termini di premi di rischio sia di volatilità.
Ma su tale scenario favorevole incombono alcuni importanti fattori di rischio. A partire proprio dai prezzi petroliferi, protagonisti ieri di un nuovo record a Londra (74,22 dollari), che potrebbero avere pesanti ripercussioni sull’economia mondiale e, in prima battuta, sugli Stati Uniti. Lo suggerisce l’ultimissimo dato sul superindice dell’economia americana di marzo, calato dello 0,1% a quota 138,4, punti dopo essere diminuito dello 0,5% in febbraio. Il dato è peggiore delle attese degli analisti che alla vigilia avevano previsto una performance invariata rispetto al mese precedente. «Con i prezzi del greggio assestatisi sopra quota 70 dollari e con i tassi di interesse in continua crescita - recita il rapporto del Conference Board - l’economia globale con tutta probabilità non accelererà nel corso dei prossimi mesi».
Sull’evoluzione delle quotazioni del greggio, l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, invita a non farsi troppe illusioni: i prezzi resteranno alti anche nei prossimi anni. L'attuale impennata dei prezzi del petrolio «incorpora certamente la crisi con l'Iran - ha detto Scaroni -. Se vi sarà una escalation, se si passerà a sanzioni Onu o a misure più incisive i prezzi potrebbero salire ancora».
Una ricerca della Confartigianato ha intanto quantificato in 1,3 miliardi di euro i maggiori costi sostenuti dalle imprese di categoria nei primi 100 giorni dell’anno a causa dei rincari delle materie prime.