G8, 108 anni di carcere ai devastatori di Genova

Condannati 24 no global per i danni e il saccheggio della città messa a ferro e fuoco dalla sinistra antagonista. Solo uno assolto. Cinque anni al compagno di Carlo Giuliani

da Genova

Le pene più che dimezzate, ma l’accusa confermata in pieno. La devastazione e il saccheggio di Genova durante il G8 furono colpa dei no global. La sentenza ieri poco dopo le 17.30: 108 anni di carcere, un solo imputato assolto, rispetto ai 225 anni chiesti dai pm per i 25 accusati. In cima alla lista, per gravità dei reati e quindi per entità di pena, due leader anarchici, Marina Cugnaschi (11 anni) e Vincenzo Vecchi (10 anni e 5 mesi come Francesco Puglisi), due attivisti che hanno sempre rifiutato l’etichetta di black bloc, di fatto confermando che la responsabilità delle loro azioni era di chi manifestava contro il vertice continuando a professarsi pacifista.
C’è anche di più. Perché il tribunale, che pure ha cercato di fare luce sulla legittimità di alcune cariche delle forze dell’ordine, ha comunque condannato quasi tutti gli imputati per resistenza a pubblico ufficiale. Due soli sono stati infatti assolti per questo reato, in occasione di singoli episodi. Nell’ultimo passo della sentenza, il tribunale ordina di mandare gli atti del processo alla procura perché verifichi se nella testimonianza di alcuni pubblici ufficiali ci possano essere state false testimonianze, senza peraltro chiarire in cosa esattamente consista l’accusa. I legali dei no global esultano perché sostengono che il tribunale abbia riconosciuto come illegittima una carica dei carabinieri, mentre gli stessi pm escludono che i giudici abbiano voluto dare qualsiasi valenza «politica» a questa precisazione. Un particolare che ribadisce quindi come gli eventuali errori commessi da chi gestiva l’ordine pubblico non possono valere come scusa per devastare una città. E se polizia e carabinieri dovranno rispondere dei loro errori, la violenza di piazza è tutta sulle spalle del mondo no global.
Tra i condannati poi c’è anche Massimiliano Monai - 5 anni di carcere per lui - diventato meglio noto come «l’uomo della trave». Era infatti il giovane che accanto a Carlo Giuliani stava assaltando la jeep dei carabinieri in piazza Alimonda, armato di una grande asse di legno con la quale aveva sfondato le protezioni dell’auto. La pesante e secca condanna di Monai ribadisce le responsabilità di quel gruppo di violenti al quale apparteneva anche Giuliani, poi trasformato in eroe dalla sinistra e dai no global. Su questa condanna, oltretutto, si dicono soddisfatti i legali del giovane, visto che l’accusa aveva chiesto per l’agguato di piazza Alimonda una condanna a 9 anni, poi quasi dimezzata. Soddisfatti comunque anche i due pm Anna Canepa e Andrea Canciani, che nella sentenza hanno visto riconoscere le loro accuse a dieci no global, identificati in ogni requisitoria come appartenenti al blocco nero.
La sentenza, dopo appena sei ore di camera di consiglio, ha subito scatenato la reazione di un gruppo di no global che era a Genova e che ha improvvisato un corteo nel centro cittadino, tenuto sotto controllo dalla polizia. Al di là degli anni di carcere ai singoli, la decisione del tribunale è una pesante condanna del metodo usato per contestare il G8 e quanti continuano a sostenere le ragioni dei no global.
Il valore della sentenza sta poi nella decisione di imporre ai condannati anche il risarcimento dei danni. Per molti imputati ci sarà già un «anticipo» su quello che il tribunale civile chiederà loro di rifondere a negozianti, banche, carabinieri e poliziotti feriti. Anche lo Stato, che si era costituito parte civile, ha ottenuto soddisfazione: i no global dovranno pagare i danni morali ai ministeri dell’Interno e di Grazia e Giustizia. Un ulteriore punto fermo per ribadire chi aveva torto e chi ragione.