G8, affondo dei Pm contro gli agenti «Per Bolzaneto 70 anni di carcere»

da Genova

Sette giornate di requisitoria, poi la richiesta di condanna: 76 anni e spiccioli per 44 imputati. Poliziotti, ovviamente. E poi medici, infermieri, funzionari. Tutti «colpevoli» di essere stati presenti nella caserma di Bolzaneto trasformata in carcere provvisorio durante il G8. Tutte richieste di condanna, da parte dei pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati, e un’assoluzione chiesta per l’ufficiale ispettore della polizia penitenziaria Giuseppe Fornasiere.
Le accuse sono diverse, ma sostanzialmente riguardano quella che molti hanno definito la «macelleria messicana», i pestaggi e gli abusi che sarebbero stati commessi sui no global arrestati per aver messo a ferro e fuoco Genova nei giorni della contestazione al vertice del G8. A sorprendere sono tuttavia le diverse richieste di pena fatte dai Pm. Le punizioni più dure, fino a 5 anni di carcere, sono state chieste non per chi è stato additato come autore materiale dei pestaggi o degli abusi, ma per chi era a Bolzaneto con un grado più elevato. In gergo calcistico, si direbbe che la «responsabilità oggettiva» è considerato il reato più grave. Per chi avrebbe picchiato i detenuti, per chi li avrebbe costretti a subire soprusi e umiliazioni i Pm hanno chiesto pene più miti, quasi tutte inferiori all’anno di carcere. Gli addetti ai servizi di vigilanza, secondo i magistrati, dovrebbero invece essere condannati a una reclusione tra l’anno e mezzo e i due anni e mezzo. Mentre i poliziotti più alti in grado dovrebbero scontare la pena maggiore. Anche se non sono mai stati riconosciuti dalle vittime, anche se nessuno degli arrestati ha mai detto che qualcuno di loro era presente o ha avuto coscienza di quanto stava accadendo nelle varie celle.
Un caso su tutti, quello di Anna Poggi, la poliziotta che era il numero due nella gerarchia di comando in servizio a Bolzaneto. Il suo avvocato difensore, Umberto Pruzzo, ricorda che la donna già prima dell’arrivo degli arrestati, aveva più volte segnalato l’assenza di un adeguato servizio di vigilanza. «Un atteggiamento che dimostra come la mia assistita si sia anzi adoperata per eliminare quelle mancanze del servizio organizzativo - sottolinea l’avvocato Pruzzo -. Nessun arrestato ha mai detto che era presente in occasione dei soprusi puniti. Senza una prova di una sua responsabilità penale diretta si è vista rinviata a giudizio e ora l’accusa chiede per lei una delle condanne più dure». Un pugno di ferro che sembra insomma concentrato più sulla catena di comando, sui vertici della polizia, che non sugli eventuali autori materiali dei reati. La richiesta dei Pm trova ovviamente ampio consenso nel mondo no global, a cominciare dalla senatrice Haidi Giuliani, madre di Carlo, ucciso da un colpo di pistola durante gli scontri di piazza mentre assaltava una jeep dei carabinieri armato di estintore. Quello che non accettano i contestatori è piuttosto il fatto che questo processo eterno e costosissimo sia praticamente inutile. Gli imputati infatti verranno comunque assolti. Quanto meno per la prescrizione del reato.