G8, Cacciari (Prc) cerca prove di «repressione»

Piero Pizzillo

Prosegue il processo G8 - Bolzaneto «sotto osservazione» del fratello di Massimo Cacciari. La monotonia delle udienze ieri è stata interrotta dal vivace intermezzo di un esterno ai lavori, il parlamentare di Rifondazione Comunista, Paolo Cacciari (a proposito va ricordato che ai primi di aprile su inziativa del comitato Verità e Giustizia è stato costituito un Osservatorio per i fatti del 2001,con l’ parlamentari, scrittori, giornalisti, ecc). L’on. Cacciari, presente in aula, a dimostrazione del vivo impegno del Prc nel sostenere la costituzione di una commissione parlamentare sui fatti del G8 (comunque prevista nel programma Prodi), parlando con i giornalisti ha detto che è impossibile pensare che i vertici della polizia e del governo non sapessero cosa stava succedendo nella caserma di Bolzaneto e alla Diaz. «Perchè - ha aggiunto - ci ricordiamo che il ministro Castelli era lì , che il vice primo ministro era da quelle parti e qualche parlamentare di An nella caserma dei carabinieri». «L’impressione - ha proseguito - è che ci sia stata una prova generale di repressione di massa all’indomani dell’insediamento del governo Berlusconi. Cioè che ci fosse una concertazione, che non si sia trattato di odiosi e casuali eventi, di eccessi di qualche agente».
La dichiarazione di Cacciari è, quanto meno, incomprensibile. Non si spiega perchè un esecutivo, sostenuto da una consistente maggioranza parlamentare (sia Camera che Senato) avrebbbe dovuto fare prove di repressione. Forse il parlamentare di Rc non era a Genova in quei tragici giorni quando la città venne messa a ferro e fuoco dai black bloc e dai no global (25 di quest’ultimi sono sotto processo), quando le forze dell’ordine si trovarono impreparate a dovere fronteggiare una guerriglia urbana di spietata violenza (basta vedere i filmati). Il processo ai 45 imputati (agenti e funzionari della polizia penitenziaria, della polizia di Stato, una dozzina di carabinieri e cinque medici), a giudizio per le presunte violenze fisiche e morali ai danni degli arrestati durante i disordini del G8 e portati nella caserma di Bolzaneto, continua come da calendario. Due o tre udienze settimanali dedicate agli interrogatori dei testimoni (parti lese), che naturalmente lamentano di essere stati percossi e maltrattati dagli «aguzzini in divisa o in camice» (ricordiamo che tra le vittime v’è un tal Andrea Rostellato, arrestato il 21 luglio 2001 assieme ad alcuni compagni del circolo anarchico Askatasuna di Torino per l’episodio del camion Iveco, pieno di bastoni, distribuiti ai manifestanti, e di cui si occupò a suo tempo il pm Sergio Merlo che chiese 5 rinvii a giudizio.