G8, Dario Fo guida la rivolta anti-sentenza: massacro bis

Storace: ora via la targa a Giuliani. I lettori: giustizia è fatta

(...) riacceso dalla sentenza. «Si rimuova la lapide del Senato intitolata a Carlo Giuliani» aveva detto venerdì Francesco Storace della Destra, scatenando la reazione di Luana Zanella dei Verdi: «Ha esagerato, si scusi con la famiglia Giuliani». Le scuse non ci sono state. E nel suo sito internet, Storace ieri ha aggiunto: «Tra qualche anno uno studente potrebbe andare in visita al Senato e imbattersi in una lapide intitolata a Carlo Giuliani. Potrebbe chiedere chi è costui e sentirsi rispondere un eroe ucciso a Genova da un carabiniere che non voleva farsi ammazzare da lui. Magari ora sarebbe invece tra i condannati per le devastazioni del G8 - scrive - Ma il presidente del Senato non ha proprio nulla da dire? Anche lui considera un esempio da onorare quello di un giovane (e lo dico con il rispetto che si deve a chi muore) che oggi sarebbe alla sbarra in attesa di un processo d’appello? È questo il messaggio che si vuole mandare ai nostri giovani?».
A Giuliani, ucciso negli scontri del G8, Rifondazione ha intitolato (con una targa) il suo ufficio di presidenza in Senato. Contro questa decisione il centrodestra e il sindacato Cocer dei carabinieri avevano già chiesto l’intervento del Capo dello Stato. «È una scelta - aveva risposto Giorgio Napolitano - nel merito della quale non ho titolo a intervenire».
Il centrodestra, ieri, non è stato tenero neppure con Haidi Giuliani, senatrice di Rifondazione e madre di Carlo, che si era detta «sconvolta» dalla sentenza. «In piazza a Genova c’erano dei delinquenti non dei ragazzi, come dice lei - replica Maurizio Gasparri di An - Interroghi la sua coscienza, per chiedersi se sia giusto occupare un posto in Parlamento, frutto della speculazione politica sulla morte di Carlo Giuliani. Il quale era in compagnia di gente che è stata condannata. Ora si faccia emergere la responsabilità dei parlamentari che hanno sfilato con dei criminali».
Ma c’è chi non si rassegna. Per il premio Nobel Dario Fo le condanne sono state «un altro massacro». «Un momento deleterio - ha detto ieri alla manifestazione di Vicenza contro la base americana - sul piano della credibilità del Governo, un esecutivo di centrosinistra che non ha variante, né diversificazione rispetto a quello di centrodestra. Rappresentano la stessa logica di punire duramente i manifestanti e cercare di non infierire sulle forze dell’ordine che hanno massacrato».
Non tutti la pensano così. Al Giornale ieri sono giunte decine di lettere (citiamo, solo perché più veloci degli altri, Luigi Fassone, Paolo Pruzzo, Eraldo Ciangherotti, Enrico Ghigino, Gustavo Basevi) che esprimono soddisfazione per la decisione dei giudici genovesi.