«Il G8 fisserà le regole del mercato globale»

nostro inviato a Londra

È quasi mezzanotte e mezzo quando Silvio Berlusconi rientra all’Hotel Claridge’s dopo la cena a Downing Street con gli altri leader del G20 e la notizia della morte di uno dei manifestanti è sulle agenzie di stampa solo da pochi minuti. Il premier non nasconde il suo disappunto perché, spiega, «lo abbiamo saputo adesso» e «sono molto dispiaciuto». Le circostanze della morte non sono ancora chiare, ma la memoria non può non andare al G8 del 2001. «Londra come Genova?», chiede un cronista. Il Cavaliere scuote la testa: «Questa è la parte negativa di vertici che sono comunque indispensabili». Un summit, quello che si apre oggi, nel quale si cerca di conciliare le diverse ricette alla crisi economica messe sul piatto da Sarkozy e Merkel da una parte e Brown ed Obama dall’altra.
È anche per questo che secondo il Cavaliere il G20 sarà «solo l’inizio». Pur essendo convinto che nel vertice di Londra si «adotterà qualche decisione immediata», infatti, Berlusconi è dell’idea che per mettere nero su bianco il «nuovo codice dei comportamenti finanziari ed economici mondiali» sia necessario un tavolo più ristretto. Perché è più facile prendere decisioni, certo. Ma anche perché Europa e Stati Uniti ancora non sono sulla stessa lunghezza d’onda. Per usare le parole del segretario generale della Farnesina Giampiero Massolo, «il negoziato è in corso». Con i grandi dell’Ue che puntano soprattutto sulle nuove regole e gli incentivi ai consumi, e Washington che preferirebbe privilegiare un rifinanziamento del Fondo monetario. Che siano queste le tre leve per uscire dalla crisi sono tutti d’accordo, il problema resta come modulare gli interventi. Per questo il presidente del Consiglio è convinto che «nuove regole» per evitare le speculazioni finanziarie e per fare la guerra ai paradisi fiscali «arriveranno» solo «con il G8» in programma a luglio a La Maddalena. Un tavolo al quale l’Italia porterà come sua proposta proprio il Global Standard su cui «stiamo lavorando». Un punto, questo, su cui il premier è deciso ad andare avanti, tanto quanto Giulio Tremonti che in materia non esita a definirsi «interventista». «Il ministro dell’Economia - spiega il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, anche lui a Londra - l’ho visto sulla linea di Sarkozy». Quella franco-tedesca, dice Berlusconi a tarda notte, «è la nostra linea». Il Cavaliere, poi, insiste anche sulla necessità di dare un forte segnale di copertura sociale e conferma di voler proporre alla riunione di oggi un Social Pact, così che «si possa sostituire al pessimismo l’ottimismo e trasformare la paura in speranza». Il messaggio conclusivo di questo G20, dice, sarà «non abbiate paura». Perché «gli Stati ci sono e faranno la loro parte».
Berlusconi parla anche di Obama e spiega di aver risposto alla lettera del presidente americano e di aver accolto la sua proposta di tenere a La Maddalena un vertice sui cambiamenti climatici. Un argomento affrontato con Hillary Clinton anche durante la cena al numero 10 di Downing Street. Che per Berlusconi è stata anche l’occasione per scambiare qualche idea con il nuovo inquilino della Casa Bianca, visto che un vero e proprio bilaterale Italia-Usa non è in agenda. «Non lo abbiamo chiesto», spiega il Cavaliere, perché «non ci sono argomenti nuovi su cui intrattenerci» e «abbiamo tutto chiaro».
Dopo l’incontro nel primo pomeriggio con il primo ministro giapponese Taro Aso («abbiamo fondato un grande partito della libertà e il mio gradimento è al 66,4%», gli ha raccontato il Cavaliere), il presidente del Consiglio torna poi sul piano-casa che, spiega, «non ho mai chiamato così». Per ora, dice, si tratta solo di un «piano-famiglia». Che nelle speranze del governo riuscirà a immettere «nel circuito economico 60-70 miliardi di euro». Poi verrà anche il «grande piano-casa per dare un’abitazione a chi non ce l’ha». Per il momento, comunque, Berlusconi è «molto soddisfatto» visto che in mattinata il governo ha incassato il via libera degli enti locali al decreto sulla casa che sarà varato dal Consiglio dei ministri tra dieci giorni. Un provvedimento, ha spiegato in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, che viene soprattutto incontro alle esigenze delle famiglie che «potranno aumentare del 20% la volumetria» delle case mono e bifamiliari. Berlusconi fa anche due conti: «Se il 10% dei proprietari di case approfittassero dell’offerta, entrerebbero nel circuito economico 60-70 miliardi di euro, quasi tutti provenienti da depositi bancari». Un provvedimento, spiega, che riguarda «anche le villette a schiera che sono considerate monofamiliari» e che darà la possibilità anche di abbattere e ricostruire gli edifici giudicati «obsoleti». Insomma, i proprietari «possono chiamare già da oggi i progettisti e commissionargli il lavoro».
Il premier, però, è già pronto a rilanciare. E spiega che il vero piano, quello con la P maiuscola, consisterà nella «realizzazione in ogni capoluogo di provincia di un insediamento urbanistico», così da «dare una casa a chi una casa non ha» a cominciare dalle giovani coppie «che oggi non si sposano perché non c’è un’offerta di locazione adeguata».