G8, giustizia è fatta: fu legittima difesa

Giustizia è fatta, dunque. Non c’è più nessuna Corte di giustizia - a meno che non sia il Tribunale del popolo presieduto da Vittorio Agnoletto e composto da membri del movimento no global e dei Centri sociali - alla quale appellarsi. La Corte dei Diritti Umani di Strasburgo ha emesso la sua sentenza. «Vim vi repellere licet», è lecito respingere la violenza con la violenza: Mario Placanica, il carabiniere che a Genova, il 20 luglio 2001, colpì a morte Carlo Giuliani, agì per legittima difesa. Alla famiglia Giuliani, a tutta la società civile (e incivile) che non ha mai cessato di denunciare la fredda e ingiustificata volontà omicida delle forze dell’ordine, non resta che prenderne atto: quel giorno, in piazza Alimonda, Carlo Giuliani mise «in pericolo reale e imminente di vita» Mario Placanica.
Non è vero, come sguaiatamente ebbe a dire Marco Bersani, leader degli antiglobal milanesi, che Giuliani «morì con in mano l’estintore col quale intendeva spegnere l’ingiustizia». Morì perché quell’estintore minacciosamente brandeggiato fu percepito da Placanica «come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi». Se qualcosa Giuliani voleva spegnere, era caso mai una vita umana. Come del resto aveva già sancito il Gip Elena Daloiso, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Silvio Franz: «Uso legittimo delle armi». Sentenza (troppo sbrigativa, ha sentenziato Strasburgo, ma non fallace) che fece gridare i familiari di Giuliani alla morte della giustizia perché asservita al potere. E li indusse a ricorrere alla Corte dei Diritti dell’Uomo, quella sì al di sopra delle parti, quella sì in grado di giudicare senza farsi suggestionare da Berlusconi e dai suoi scherani.
È andata, e non c’era motivo di dubitarne, come peggio i ricorrenti non potevano aspettarsi. Ma dubito molto che il verdetto che scagiona Mario Placanica e con lui l’intera Arma dei Carabinieri plachi la sete di vendetta - o di giustizia, come s’è sentito anche dire - della esigua ma rumorosa parte che ha assunto Giuliani a simbolo del pacifico, democratico manifestante vittima innocente della furia fascista dello Stato. L’idiozia di Bertolt Brecht, beato il popolo che non ha bisogno di eroi, non fa per loro. Tutta la storia dell’eversione, della lotta (proletaria) armata e della guerriglia urbana è ritmata dalla proclamazione di «eroi» o «martiri» che inermi, forti solo dei loro ideali o al massimo con un estintore destinato, però, a spegnere le ingiustizie, cadevano sotto il piombo delle forze della reazione.
Giuliani, già presente nel libro d’oro degli eroi dell’antagonismo di piazza, vi resterà, non foss’altro che per capitalizzare l’enorme dispendio di isterismi e di malafede spesi per elevarlo a quel ruolo. Poco male. L’importante è che Mario Placanica sia stato riconfermato, e da una così alta Corte, innocente e che di questo possa andare a testa alta anche l’Arma. Tutto il resto è sinistro folclore.