G8, i no global mettono in rete le foto ufficiali dei poliziotti

Sotto il titolo «Funzionari Diaz» le schede degli indagati. I legali: «Come hanno avuto i tesserini?»

Diego Pistacchi

da Genova

Il processo è ancora in corso. Non ci sono condannati o assolti. Ma le foto «segnaletiche» degli imputati (e non solo di quelli) sono su Internet. Foto «ufficiali», tratte da documenti, probabilmente da carte d’identità, tesserini professionali, o addirittura dagli archivi della polizia di Stato. Sono quelle dei funzionari di polizia accusati di aver commesso reati vari durante l’irruzione alla scuola Diaz, nel corso del G8. E a offrirle al mondo è il sito «indymedia.org.uk». Basta andare su un motore di ricerca, digitare tra virgolette «Funzionari Diaz» e subito compare il documento in formato pdf che, in 28 pagine, offre la «schedatura» dei poliziotti mai condannati (qualcuno addirittura già prosciolto), quindi fino a prova contraria assolutamente innocenti e responsabili solo di essere stati, in vari modi, coinvolti nella perquisizione alla scuola Diaz dove erano ospitati i no global.
Nel «fascicolo» on line c’è tutto, poliziotto per poliziotto, con tanto di traduzione in inglese. Nome, cognome, grado e funzione, luogo e data di nascita, violazioni contestate nel corso del processo, nomi degli avvocati difensori. E soprattutto le foto. Quasi tutte a colori, coi personaggi in divisa. Sempre con evidenti segni delle graffette con cui erano attaccate su qualche documento. A questo punto l’interrogativo sulla provenienza delle foto è scottante. Chi può aver dato al sito la possibilità di riprodurre, dall’originale a colori, immagini a disposizione esclusiva del ministero dell’Interno e della magistratura che sta indagando? Sono state richieste copie alla procura o al tribunale? E nel caso, esistono le copie delle stesse istanze?
Tutte domande che si pone anche l’avvocato milanese Piero Porciani, difensore di diversi indagati. «Mi pare strano possa trattarsi di immagini fotocopiate dagli atti a disposizione degli avvocati, i quali possono solamente effettuare copie in bianco e nero - spiega il legale -. Ho ricevuto mandato dai miei assistiti di procedere per accertare come sia stata possibile la pubblicazione di queste fotografie e per perseguire le violazioni di legge che si sono verificate. Presenteremo un esposto, non certamente alla procura di Genova, per ovvi motivi». L’avvocato chiederà un intervento rapido, anche perché questa situazione può provocare situazioni di pericolo per gli stessi poliziotti «pubblicati». In passato erano infatti già stati diffusi i loro indirizzi, ora tramite internet chiunque può anche conoscere i loro volti.
Come se tutto questo non bastasse, c’è anche un’appendice alla pubblicazione delle foto dei 28 indagati. Non solo questi ultimi, infatti, compaiono sul sito di Indymedia. A seguire, nella «scheda» ci sono anche i nomi e le fotografie di «altri funzionari Ps presenti alla Diaz», come li chiama il sito. Il problema è che quasi tutti questi poliziotti non sono indagati per quella perquisizione o per altri episodi. Tra loro c’è addirittura l’allora responsabile dei rapporti con la stampa, il dirigente superiore Roberto Sgalla. O ancora l’ex vice questore vicario di Genova, Giovanni Calesini. E persino Antonio Sbordone, vice questore aggiunto, in forza alla digos di Napoli, che per i fatti del G8 era stato in un primo tempo iscritto a registro degli indagati e poi assolutamente prosciolto da ogni accusa con formula piena già nel corso delle indagini preliminari. Le caselle relative agli articoli del codice penale eventualmente violato, infatti, restano nel loro caso bianche. Ma su Internet resta anche e soprattutto la loro fotografia. Ottenuta da documenti personali.