G8, i testimoni smontano le «sevizie» di Bolzaneto

«Le due versioni sono state dettate dall’emotività del mio carattere». Una dichiarazione strabiliante, fatta ieri dall’infermiere Marco Poggi, che fa vacillare paurosamente il castello accusatorio nel processo ai 47 indagati per le presunte violenze fisiche e morali a danno dei manifestanti, arrestati nei disordini del G8 e transitati nella caserma di Bolzaneto. Nonostante certi articoli truculenti, in cui si parlava di sangue e pestaggi, la verità, un po’ alla volta sta venendo a galla. Poggi ha svelato di non aver visto personalmente, contrariamente a quanto detto in istruttoria, l’ormai famoso «strappo del piercing» da parte del medico Toccafondi, ma di averlo intuito dalla smorfia di un altro infermiere. Non è finita. Perchè l'infermiere Poggi riferendo ai pm genovesi e ai membri della commissione parlamentare d'inchiesta, aveva parlato di sangue che usciva copioso dal naso, ieri ha detto che era «un puntino rosso al naso».
Poggi ha dovuto sottoporsi al controesame della difesa. C'è voluta l'abilità dell'avvocato Sandro Vaccaro che con il collega Nicola Scodnik assiste il dottor Giacomo Toccafondi, a indurre il teste a modificare quanto detto prima. Il legale, conoscendo a fondo gli atti del processo sapeva che l'altro infermiere, Ivano Pratissoli (quello che aveva fatto la smorfia) la pensava diversamente. Non c'è solo l'episodio del piercing, e sul quale Pratissoli, interrogato nel pomeriggio ha detto di non aver visto sangue (Toccafondi ha dovuto strappare con un po' di forza quell'oggetto, perchè non è consentito dalle norme carcerarie), ma vi sono altre accuse di Poggi a Toccafondi, smontate dal collega. Uno riguarda il trasferimento di un arrestato ferito in ospedale. Secondo Poggi è avvenuto dopo 3 - 4 ore . Per Pratissoli, l'intervento fu immediato. Un altro è relativo al pestaggio di un no global al quale avrebbe assistito Toccafondi. Pratissoli l'ha escluso. Infine c'è l'episodio del sacchettino dei «trofei», dove il medico avrebe messo gli oggetti presi e strappati ai manifestanti. É emerso che nel sacchetto v'erano una maglia, alcuni ciclostilati e altro, da buttar via. Insomma, spazzatura. A questo punto il tribunale presieduto da Renato Delucchi (pubblici ministeri Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello) ha deciso, visto che le deposizioni dei due testi erano contraddittorie, di porli a un confronto, che si è svolto nel tardo pomeriggio. Un faccia a faccia che si è risolto in una serie di «non ricordo», «posso essermi sbagliato», e altre frasi dello stesso tenore.