G8, la Procura invia gli atti alla Corte dei conti

da Genova

«Amareggiato e sconcertato». Il procuratore capo di Genova Francesco Lalla non digerisce l’iniziativa dei poliziotti indagati per il G8 che hanno raccolto in un esposto alcuni punti oscuri dell’indagine condotta nei loro confronti. Lalla osserva che l’esposto arriva tardi, che sono passati quattro anni dalla chiusura dell’indagine preliminare, che c’era semmai il tempo per fare prima queste contestazioni e che «le battaglie andrebbero fatte al processo». Poi però ammette che le osservazioni fatte dagli indagati tramite i loro avvocati, non sono poi «escrementi». Non c’è che dire, il fascicolo, parole del capo dei pm genovesi, in effetti è «puntiglioso e analitico, proprio di chi si pone l’obiettivo di cercare un errore fisiologico in un processo di tali proporzioni». Non solo. L’errore fisiologico c’è. Infatti Lalla ammette che «i fatti esposti nessuno li nega e toccano peraltro una materia molto fluida a cui noi non ci atteniamo in modo strettamente fiscale». Insomma, gli indagati avrebbero anche ragione a lamentarsi, ma non avrebbero dovuto farlo, soprattutto ora. E allora Lalla ha deciso di far comunque vedere l’esposto alla Corte dei Conti. Perché, se c’è qualcosa che non va è semmai questione contabile, visto che si contestano le spese per i consulenti e i tempi impiegati dagli stessi.
Dal processo G8 arriva invece una doccia fredda, sempre dalla magistratura genovese, per quanti vorrebbero riscrivere la storia dell’assedio di Genova, riconducendo tutto a qualche eccesso commesso dalle forze dell’ordine. I pm che si occupano delle violenze di strada accusano le «tute bianche», cioè anche quei manifestanti che si sono sempre detti pacifisti. «Non si può definire di pacifisti il corteo delle tute bianche partito dallo stadio Carlini, nel pomeriggio del 20 luglio del 2001 per raggiungere la zona rossa - ha detto il pm Andrea Canciani -. I partecipanti erano protetti, bardati, pronti ad andare all’assalto con una precisa strategia di attacco». E poi sulle balle raccontate in aula anche dai politici: «Sul corteo, arrivato in via Tolemaide, non ci sono state cariche laterali delle forze dell’ordine, come sostenuto dagli imputati, da testi e da parlamentari, ma solo due brevi contatti, il primo alle 14,46, durato 20 secondi, e il secondo alle 14,59, di due minuti». Non solo. «Si vuole sostenere che le forze dell’ordine erano mal organizzate, che hanno agito illegittimamente per evitare che il tribunale condanni gli imputati. Noi invece, con l’ ausilio di foto e filmati abbiamo voluto sgomberare il nostro lavoro da queste influenze e suggestioni: che i no global avrebbero agito in stato di necessità, in pericolo di vita». Materiale per chi invoca verità e giustizia su Genova.