Il G8 raccontato come una spy story

Tutto quello che non è accaduto. Ma poteva essere. «Summit a Genova per il maresciallo Vitale», il nuovo romanzo di Antonio Caron, è a tutti gli effetti ascrivibile alle spy story di respiro internazionale, con un mirabile intreccio - all’inizio un po’ difficile da seguire - di luoghi, volti, intenzioni. Ecco perché il noir non si presta a un lettura superficiale. E l’autore, che ne è consapevole, inserisce all’inizio del libro l’elenco dei «biglietti da visita» dei personaggi alla maniera di una certa Agatha Christie, per fare in modo che il lettore superi con agilità alcuni comprensibili momenti di disorientamento, destinati però a dissoversi dopo le prime cento pagine. La classe di Caron sta infatti nel gestire con l’abilità di un prestigiatore l’entrata e l’uscita di scena dei personaggi, ognuno dei quali ricopre un ruolo mai secondario, nel prima e dopo di quel 20 luglio 2001. Siamo a Genova dove si sta preparando il summit per antonomasia: il G8. In un misto di realtà e finzione Caron riprende in mano il filo di quei giorni intessendo una storia più segreta fatta sì di manifestazioni di piazza e interessi politici, ma anche di progetti terroristici di vasta scala, di cui avrebbe conosciuto le ferite, nemmeno un mese e mezzo più tardi, l’America. Chi non si è chiesto, dopo quel maledetto l’11 settembre, cosa sarebbe successo se invece delle Twin Towers l’aereo avesse colpito il Ducale dov’erano i più potenti della Terra? E cosa ci fa in mezzo a un intrigo che va dall’Afghanistan al Cremlino il maresciallo dei carabinieri Sebastiano Vitale che scopre, suo malgrado, un caso di omicidio? Nelle 237 pagine del romanzo c’è molto di più. «Summit a Genova» non deluderà gli appassionati di spy story. E tutti quelli che pensano, come Caron, che il G8 resti ancora un caso irrisolto.
«Summit a Genova per il maresciallo Vitale», Fratelli Frilli Editori, 237 pagine, 12 euro.