G8, spese pazze del pm per processare i poliziotti

Genova, in un dossier il lungo elenco delle gravi irregolarità commesse
dal magistrato ai danni degli agenti imputati per l’irruzione alla
scuola Diaz

Genova - Compensi eccessivi, omissioni in atti, abusi, falsi, anomalie, irregolarità varie. Stando a un corposo esposto presentato dai difensori dei poliziotti del G8, la procura di Genova non avrebbe badato a spese pur di perseguire le forze dell’ordine. Nelle 42 pagine della denuncia si sciorinano casi di sperpero di denaro pubblico esilaranti quanto agghiaccianti. Non si fa cenno alla consulenza dell’audioleso che - come già precedentemente riportato dal Giornale - venne incaricato di tradurre la chiacchierata impressa in un video tra un funzionario della Digos e un magistrato. Ci si dilunga, invece, su esempi di stoico stakanovismo da parte di consulenti e traduttori che sarebbero stati remunerati (dal pm) per aver lavorato «36 ore in un giorno» oppure «24 ore al giorno per due-tre settimane di seguito».

Si parla di consulenti che per due giorni di attività, necessari a tradurre cinque righe di un fax, hanno intascato 70 euro. Altri super esperti sono stati remunerati il doppio rispetto al dovuto, hanno ottenuto la liquidazione prim’ancora di richiedere il compenso, hanno consegnato il lavoro non avendo ancora ricevuto l’incarico.
Il dossier degli avvocati Marco Valerio Corini e Maurizio Mascia è un distillato di presunte, gravissime, irregolarità. Come quella che prende di mira il segretario dell’attuale procuratore capo di Genova retribuito come consulente per un’attività di 24 ore al giorno per undici giorni, o come l’altro caso del «perito» pagato per spingere un tasto e sfoderare caldissime fotocopie. «Non possono sfuggire - scrivono i legali nell’esposto - le numerosissime anomalie che emergono dagli atti depositati nel fascicolo processuale. A partire dal 2001 il potere di indagine si è sostanziato, in molteplici occasioni, nell’affidamento di consulenze senza che sia stato poi esercitato alcun controllo sulle richieste di compenso avanzate dai tecnici di volta in volta incaricati. Il che ha portato al raddoppio e alla triplicazione dei corrispettivi senza giustificazione».

Tra gli esempi più clamorosi, i legali dei poliziotti imputati esibiscono quelli di esperti che sgobbavano sodo sulle perizie e contemporaneamente lavoravano in procura. Citano la consulente che ha lavorato senza sosta, 24 ore al dì, per quattro giorni consecutivi. Menzionano il «perito tecnico» che non solo avrebbe lavorato 24 ore su 24 per 5 giorni consecutivi (e dopo una pausa, per altri undici di seguito, notte e giorno) ma che avrebbe lo stesso nome e la stessa data di nascita di un «cancelliere C1» della Procura di Genova che nei giorni retribuiti risultava presente in ufficio.
E ancora. Il nome di Enrico Zucca, pm che sostiene l’accusa al processo sulle violenza alla scuola Diaz, spunta spesso nella memoria-esposto della Difesa. Emerge al capitolo «Liquidazioni superiori alle richieste del consulente» laddove il magistrato avrebbe prima liquidato 28 vocazioni anziché 20 al consulente C.C. e poi, senza che il tecnico F.P. avanzasse apposita richiesta, di sua sponte «concedeva il raddoppio della somma spettante in ragione della rilevante complessità dell’incarico».

Tra le «chicche» segnalate nell’esposto meritano una menzione particolare i costi per i traduttori agli interrogatori: un’ora e dieci minuti di lavoro diventano inspiegabilmente 4 ore; due ore e trenta si tramutano in otto, e via discorrendo. Altra liquidazione choc quella per la traduzione di 24 ore di telefonate in tre giorni tra le procure di Genova e Saragoza: «Il traduttore ha ricevuto 78,26 euro per effettuare una sola telefonata che, secondo quanto liquidato dal pm, è durata 8 ore». Insomma, ingiuste spese di giustizia per una procura non nuova a scivoloni economici: come dimenticare infatti gli oltre 700 milioni di lire spesi nell’inchiesta denominata «assicuropoli» per una consulenza tecnica che la Cassazione giudicò un tantino eccessiva: «Si sarebbe dovuto spendere il dieci per cento di quello che invece si è speso».
gianmarco.chiocci@ilgiornale.it