Il G8 torna a Genova, ma per fortuna solo sul set

Genova e il G8. Dieci anni dopo quel drammatico luglio, la Superba diventa il set per il nuovo film firmato da Daniele Vicari «Diaz, non pulire questo sangue», prodotto da Domenico Procacci e dalla sua Fandango. Quindici giorni di riprese in città, il primo ciak sabato scorso vicino a Palazzo di Giustizia e i prossimi in giro per le strade «Sarebbe stato difficile raccontare quello che è accaduto stando lontani».
Vicari e Procacci, interpreti di ciò che segnò l’Italia. «È un omaggio a Genova, una delle città più importanti d’Italia. Qui è nato un pezzo di storia del nostro paese». L’idea del film invece prese forma il giorno in cui ci fu la sentenza di secondo grado. «Domenico sapeva che volevo da sempre fare un film sul G8». E tant’è che ci è riuscito. «Un lavoro difficilissimo - ammette il produttore -. Al momento nessuna tv ha mostrato interesse per il film».
Centotrenta attori italiani e stranieri selezionati in un anno di provini e in base al loro coinvolgimento emotivo nella storia. Due le star: Elio Germano e Claudio Santamaria.
«Spero che queste due settimane non vengano vissute male dalla gente. I disagi ci sono, ma come per ogni città in cui viene girato un film». Intanto le scene della Diaz sono già state fatte in Romania, impensabile farle qui.. Quindi la pellicola inizierà coi fatti di piazza Alimonda e la morte di Giuliani. «Nessuna messa in scena, solo immagini di repertorio», precisa Vicari.
Giusto, la ricostruzione. «Raccontiamo il prima e il dopo la notte della Diaz. Non copriamo tutto l’arco delle giornate» spiega Procacci che assicura però che ci saranno anche gli assalti dei Black Bloc. «Il film non parte pregiudizialmente contro la polizia. Non è stato fatto per condannarla tout court. La condanna a loro è già arrivata dai processi».
Vicari ricorda le parole dei ragazzi stranieri che dopo la sentenza di primo grado dissero di non voler più tornare in Italia. «Ho provato profonda vergogna». Ma nel suo film, oltre ai giovani della Diaz, anche le forze dell’ordine. «Ho incontrato decine di poliziotti in forma anonima con grande voglia di raccontare. Ci saranno anche loro».