Gabriel Lalemant

Nato a Parigi nel 1610, come i suoi zii Charles e Jerôme, si fece gesuita nel 1632. Ordinato sacerdote, fu cappellano nel collegio che la Compagnia di Gesù teneva a La Flèche. Nel medesimo collegio insegnò filosofia. Nel 1644 fu mandato a Bourges, come responsabile degli studi in quest’altro collegio gesuita. Ma il Lalemant aveva un altro tipo di aspirazioni: voleva partire come missionario tra i pellerossa, dove già si trovavano i suoi zii. Solo che i superiori non ne volevano sapere, perché lo vedevano di costituzione gracile e facile alle malattie. Erano anni, però, che il giovane sacerdote inoltrava domanda apposita, e alla fine cedettero. Così, il Lalemant si imbarcò per la Nuova Francia (cioè, il Canada francofono) e raggiunse Quebec, dove uno dei suoi zii era superiore. Anche quest’ultimo, tuttavia, aveva le stesse perplessità e indugiò parecchio prima di decidersi di accontentarlo inviandolo nel territorio degli Uroni. Nel 1649 era insieme al confratello Jean de Brébeuf in un villaggio indiano quando gli Irochesi attaccarono. Gli Irochesi erano tradizionali nemici degli Uroni e i laudatori di tutto quanto sia “etnico” dovrebbero sapere che si trattava di selvaggi neolitici dediti al massacro indiscriminato per motivi “tradizionali”. Infatti, nessuno avrebbe saputo dire perché Irochesi e Uroni (come qualunque altra tribù indiana) erano nemici: era così e basta, da sempre. Nemmeno donne e bambini scamparono. Il trattamento di favore fu riservato ai due missionari: torturati per ore (per l’esattezza quindici, nel caso del Lalemant), furono finiti a colpi d’accetta.