Gabriele, un bravo ragazzo che amava la musica e la Lazio

Di giorno lavorava nel negozio del padre, di sera faceva il dj Si era anche impegnato in politica, con Forza Italia

da Roma

Aveva due passioni: la musica e la Lazio. Coltivava entrambe con un sorriso sulle labbra. La prima sulle console da dj nelle discoteche capitoline. La seconda seguendo i biancocelesti all’Olimpico e in trasferta. Quest’ultima gli è costata la vita, ma è per la prima che quasi tutti ricordano Gabriele Sandri, 26 anni, romano, che di giorno lavorava nel negozio di abbigliamento del papà alla Balduina e la sera divertiva e si divertiva. Proprio sabato notte, l’ultima notte della sua vita, Gabriele detto Gabbodj da amici e fan aveva suonato al Piper, discoteca di via Tagliamento famosa negli anni Sessanta per aver lanciato la «beat generation» alla romana e personaggi come Renato Zero e Patty Pravo. Poi un brevissimo riposo e la partenza verso Milano, al maledetto appuntamento con il maledetto destino su quel maledetto sedile di quella maledetta auto in quel maledetto autogrill in questa maledettissima domenica.
Per il resto Gabriele era uno che dormiva poco, viveva i suoi giovani giorni di corsa e con passione. Gli amici e quelli che ballavano la sua musica lo raccontano come un disc-jockey a dir poco eclettico, uno che amava qualsiasi aspetto della musica, dalla techno al funky. E alla musica era dedicato il blog attraverso il quale Gabriele (Gabbodj) raccontava la sua passione e le sue esperienze con piatti e vinili, da quando, negli anni Novanta, da ragazzino aveva iniziato a far ballare i suoi coetanei nelle discoteche under 18 del sabato pomeriggio fino alle più impegnative serate come resident dj nei club capitolini d’inverno, al Tattou di Fregene in tarda primavera e nelle discoteche della Costa Smeralda d’estate.
L’estate scorsa Sandri era stato il dj dell’Area disco dello stadio Olimpico. Quello stadio in cui, più o meno una domenica sì e una no, Gabriele sedeva in curva nord per seguire la sua Lazio. «Non sapevamo nulla di lui - raccontano i vicini di casa nel palazzo di via Pereira alla Balduina dove Sandri viveva con la mamma - ma sapevamo che tifava per la Lazio. Era un appassionato, non una testa calda». Un tifoso all’antica, che andava sì in trasferta ma evitando i torpedoni del tifo organizzato e violento e con lo spirito di chi vuole passare una domenica tra amici. E che viveva l’eterna rivalità con i romanisti a colpi di dispetti e sfottò. «Mio padre - racconta un vicino - quando Gabriele esponeva dalla finestra la bandiera della Lazio, per scherzare dal piano di sotto gli attaccava delle mollette». E nella amata squadra Gabbo vantava anche un amico: il diciannovenne De Silvestri, terzino di belle speranze.
Nella sua vita breve ma intensa Sandri aveva anche sfiorato l’attività politica, collaborando con Forza Italia in battaglie contro la droga e la violenza. Lo aveva fatto a suo modo, da dj, cercando di sfruttare l’influenza che aveva sui giovani che frequentavano le discoteche in cui lavorava. «Gabriele non era assolutamente un violento - lo ricorda Giancarlo Miele, coordinatore di Forza Italia Giovani del Lazio - era una persona positiva». «Esprimiamo la nostra più viva solidarietà alla famiglia di Gabriele Sandri, che era anche un militante di Forza Italia - recita una nota firmata dal vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto -. È indispensabile che quanto prima venga fornita dalle autorità competenti una ricostruzione precisa e chiara di ciò che è accaduto e che vengano accertate le responsabilità di chi ha provocato questa morte».
Quando qualcuno muore, ancora di più quando accade troppo presto per uno sgambetto del destino, facile dire che era una persona fantastica. Ma l’impressione stavolta è che non siano parole dette tanto per dire. «Era amichevole e socievole con tutti, quello che si dice un compagnone», dice la sua ex fidanzata che da Amsterdam piange mentre prepara le valigie per tornare a Roma. In serata gli amici di Gabriele scendono in piazza Euclide per ricordarlo, i suoi fan riempiono di messaggi il suo blog: «Gabbo, non ti dimenticheremo». Speriamo nemmeno il calcio italiano.