Gabriella ricorda l’orrore della Shoah: «Tendete la mano a chi ne ha bisogno»

I testimoni della Shoah da anni raccontano la loro storia ai giovani delle scuole per perpetuare la memoria, affinché non riaccada ciò che è stato. Eppure le voci dei salvatori, di coloro che con coraggio hanno messo in salvo famiglie intere di ebrei, sono ancora una rarità.
Ieri per la prima volta una «salvatrice» ha raccontato la sua storia a settanta ragazzi della scuola media superiore «Arturo Toscanini» di Roma. Gabriella Fedeli aveva quattordici anni, all’alba del 16 ottobre 1943 ha sentito bussare alla porta di casa: dall’altra parte c’era la famiglia Roccas, che quando guardò quella porta spalancarsi, vide finalmente uno spiraglio di salvezza. Così i Fedeli con coraggio accolsero in casa loro una famiglia di ebrei, di cui faceva parte Fabrizio che aveva poco più di otto anni. I Roccas stettero dai Fedeli per venti giorni, condividendo con loro interminabili momenti di angoscia profonda, poi Amedeo Fedeli, che era direttore della legatoria vaticana, trovò un rifugio per ognuno di loro. Nei mesi successivi il signor Amedeo non abbandonò i Roccas neanche per un istante, rassicurandoli e tenendoli costantemente informati sulle condizioni dei loro famigliari nascosti nei conventi e nei collegi, facendogli da raccordo per i mesi più difficili e tragici che la storia dell’ebraismo italiano ricordi.
«Sono molti anni che vado nelle scuole a raccontare le mie memorie di allora. Questa volta vi ho portato la voce dei giusti - spiega Fabrizio Roccas presentando Gabriella agli alunni della scuola romana-. Voi ragazzi sentite spesso parlare di queste figure che hanno salvato intere famiglie, ma non li avete mai conosciuti personalmente. Invece i loro racconti sono importanti quanto i nostri, perché esprimono una testimonianza di ciò che è stato». I ragazzi ascoltano a lungo e in silenzio le parole di Fabrizio e Gabriella, incuriositi da quel legame unico che ancora oggi unisce i due e li unirà per sempre. Così gli alunni della terza media chiedono a Gabriella se non avesse avuto paura a nascondere i Roccas dentro casa, e se la decisione di ospitarli fosse stata frutto dell’eroismo o dell’incoscienza: «Tremavamo dalla paura, anche se non sapevamo ancora cosa stesse accadendo nel mondo, capivamo che stavamo rischiando la vita - risponde lei -. Non si può chiudere la porta in faccia a chi ti chiede aiuto. Certo, abbiamo salvato una famiglia intera, ma non si trattava di essere eroi e compiere un’opera buona, lo abbiamo fatto istintivamente, con sentimento come se fosse una cosa normale».
Oggi Fabrizio ha fatto aprire a Gerusalemme la pratica per il conferimento della Medaglia dei Giusti alla famiglia Fedeli, perché seppur Gabriella glissi gli elogi, nascondere un ebreo durante la Shoah era un gesto eroico. «Voi siete il nostro avvenire e siete voi che dovete dare seguito alla nostra memoria - dice Gabriella congedandosi dalla giovane platea -. Chiedete sempre, fate domande su ciò che è stato e ricordate che quando tendete una mano a chi è in difficoltà non sbagliate mai».