Gabrielli apre in via S. Spirito

Daniela Uva

Due piani di lusso e buon gusto, un ambiente caldo e accogliente, una vetrina molto speciale, a pochi metri da via Montenapoleone. È la nuova boutique di Nazareno Gabrielli, che dopo alcuni anni torna nel quadrilatero della moda. Con un progetto ambizioso: riproporsi come punto di riferimento per il made in Italy di lusso nel mondo. L'antica pelletteria è stata rilevata nel 2005 da due imprenditori, Filippo e Simone Tarocco, che hanno deciso di riportare il marchio ai vertici della moda. «Nazareno Gabrielli ha cento anni di storia - dicono i proprietari -, il nostro obiettivo è riconquistare la posizione di mercato che l'azienda occupava in passato. L'apertura di questa boutique monomarca in via Santo Spirito rappresenta il primo passo di un progetto che dovrebbe svilupparsi nei prossimi tre anni». È questo il termine che i nuovi proprietari hanno fissato per riportare il marchio fra i protagonisti nel settore del lusso. «Dal prossimo anno - continuano - ci avvarremo della collaborazione di un importante stilista che disegnerà la collezione che lanceremo in occasione del centenario dell'azienda. Il nostro progetto prevede il recupero del made in Italy di alto livello, basato sulla qualità del prodotto, sul recupero della storia e su uno stile innovativo». Innovazione, è proprio questa la parola d'ordine del nuovo Nazareno Gabrielli. Lo dimostra la vetrina ipertecnologica che riproduce la collezione attraverso ologrammi. Sullo sfondo nero è possibile ammirare immagini tridimensionali di borse, valige, guanti e sciarpe che si muovono nello spazio, ma sembrano veri. «Questa macchina è stata inventata in Ungheria - spiega Italico Trebbi, della Holo Italia -, noi la commercializzeremo. Si tratta di un sistema sofisticato che riproduce, in immagini tridimensionali, oggetti generati in aria. A differenza di altri prototipi, questo è in grado di proiettare le più piccole sfumature di colore». È la prima volta che una macchina come questa viene utilizzata per scopi commerciali. «La ricerca, per arrivare a questo risultato, è stata lunga - continua Trebbi -. Il sistema ottico sul quale si basa la produzione di ologrammi è complesso. Il disegno e i contenuti sono generati da un computer. Nel giro di qualche anno potremo creare una vetrina non soltanto virtuale, ma interattiva. Il pubblico potrà, sfiorando il video, decidere quale prodotto della collezione ammirare».