«Gadolla? Vuole vendere An ai poteri forti»

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Ma quale rivoluzione e rivoluzione. «Se mai, io qui vedo il tentativo di intruppare An in quel consociativismo con i poteri forti tanto diffuso a Genova». E poi, suvvia: «Gianfranco Gadolla critica la mia gestione del partito? Era mio vice e ha sempre condiviso progetti politici e relative scelte: mai un dissenso, tantomeno s’è dimesso». Alfio Barbagallo il presidente provinciale attende risposte da Roma. Ha scritto a Gianfranco Fini di rinviare il congresso fissato al 4 marzo, «perché sarebbe una scelta suicida farlo prima delle elezioni». Epperò è pronto alla conta: «Ce la vedremo, io dico che vinco con il 70 per cento come l’ultima volta».
Lo scenario è cambiato, Barbagallo. Il segretario regionale adesso è Eugenio Minasso, e sta con Gadolla.
«Guardi, per guidare un partito come An, che unisce mondi vecchi e nuovi e che ha fatto un lunghissimo percorso di trasformazione, bisogna averne una profonda conoscenza. Io ho alle spalle 40 anni di militanza. Gadolla ne ha una conoscenza relativa, superficiale e recente».
Ma si candida lo stesso al congresso per prendere il suo posto. Dice che serve una rivoluzione interna.
«A me sorge il dubbio che questa grande rivoluzione altro non sia che che un accordicchio per accontentare le piccole ambizioni elettorali di qualche candidato. È la vecchia politica del “levatici tu che mi ci metto io”».
Minasso dice che le liste elettorali le farà il nuovo segretario provinciale.
«Un atto gravemente irresponsabile, che per compiacere le malriposte aspirazioni elettorali di qualche nuovo amico tenderebbe a bloccare per quasi un mese la composizione delle liste e la preparazione della campagna elettorale di An in un momento tanto delicato».
In realtà si dice che sia lei a volersi candidare.
«Figurarsi. Io ho sempre rispettato il convincimento etico circa l’inopportunità, per chi ricopre un incarico di partito, di avere anche una carica elettiva. Quindi lo dico una volta per tutte: io non-mi-candido».
E si tiene stretto il partito.
«Un partito che con la mia gestione alle ultime elezioni politiche ha preso l’11 per cento a Genova, con punte addirittura dell’8 in quelle zone popolari tradizionalmente di sinistra».
Ecco, le zone popolari. Dice Gadolla che vi siete dimenticati gli imprenditori, gli artigiani, i professionisti...
«Il dialogo con certe categorie va intensificato e in una città come Genova non è mai facile, ma sa cosa le dico? Meno salotti buoni e più attenzione ai cittadini. An è un partito attento alla socialità, ai problemi della gente comune».
Sembra di risentire Marta Vincenzi che accusa Stefano Zara di far parte dei poteri forti.
«Esatto. La tentazione consociativista è sempre in agguato. Invece la mia gestione non è mai stata funzionale ai poteri forti della città, ai quali io mi sono sempre ribellato. Ho sempre lavorato per un partito forte e aperto, senza inciuci e complessi di inferiorità verso nessuno, compresi gli alleati della Casa delle Libertà, come dimostrano le prese di posizione in vista delle elezioni amministrative».
E Gadolla invece sarebbe subalterno?
«Gadolla proviene da certi ambienti. Si autodefinisce un liberale? Bene, io le dico che qui non serve un liberale, ma uno che si rimbocchi le maniche e sappia prendere per mano la gente. Questo partito non si guida fra una partita di golf e un burraco».
Lei è stato un accentratore?
«Guardi che i progetti di rinnovamento degli organismi, di penetrazione sul territorio, di una federazione decentrata, sono già in itinere da un po’, certo non li ha inventati Gadolla».
Lui vorrebbe un partito che sia come un’auto che viaggia con il pilota automatico, e cioè con i vertici che intervengono solo su contrasti “seri”.
«Io dico che invece serve un pilota di provata esperienza, in grado di coordinare un proficuo gioco di squadra».
Ci rivediamo il 4 marzo per la conta allora.
«Vedremo. Ho scritto a Fini che il rinvio è questione di responsabilità: non si rinnovano le cariche in campagna elettorale, se è in atto uno scontro interno».
Non è che Fini è arrabbiato perché lei, Plinio e Bornacin vi siete schierati con Storace?
«Noi non ci siamo schierati con nessuno. A me interessano i progetti e i programmi, e da cinque anni lavoro nella linea tracciata da Fini. Tant’è vero che mi ha fatto i complimenti non solo per l’11 per cento alle politiche, ma anche per il programma elettorale che abbiamo scritto e consegnato a Enrico Musso per le prossime comunali»
Se non ci sarà il rinvio?
«Gadolla l’ho già battuto una volta, e con il 70 per cento. Io dico che lo batto di nuovo».