Gaffe americana: «Soldati, state lontani dalla City»

Imbarazzo del comando Usa, che ha già revocato l’ordine impartito ai suoi uomini

da Londra

Il divieto è stato tolto, ma la gaffe e l'imbarazzo restano: le autorità militari Usa, subito dopo gli attentati del 7 luglio, hanno ordinato alle proprie truppe nel Regno Unito di non andare a Londra, in barba alla retorica della vicinanza tra Usa e Gran Bretagna, e ai ripetuti proclami sui «terroristi che non ci intimidiscono».
La notizia del divieto è stata accolta con stupore e dispiacere dal capo di Scotland Yard, Ian Blair: «Sono dispiaciuto, ma capisco che questa è una loro decisione, non la mia. Spero che cambino presto idea», ha detto. Più esplicito, nella sua critica, l'assessore ai trasporti londinesi ed ex agente della Cia (è anche cittadino americano) Bob Kiley: «Capisco che questo ordine potesse avere qualche logica venerdì scorso (il giorno dopo gli attentati), ma se è ancora operativo oggi, c'è qualche generale, colonnello o maggiore il cui futuro è sicuramente a rischio in questo momento. Non è stata una decisione intelligente». La maggior parte dei militari statunitensi nel Regno Unito si trova nelle basi aeree di Mildenhall e Lakenheath.
Sull’accaduto si sono dovuti pronunciare i due stanziamenti militari. Per il tenente Gloria Smith, della base di Mildenhall, «è stata una misura di prudenza, normale in queste circostanze. La nostra presenza in Gran Bretagna dice che noi siamo con i britannici. Abbiamo una lunga relazione storica e restiamo qui per stare accanto ai britannici».
Il ministro della Difesa britannico John Reid, quando ha appreso del divieto, ha detto che era sua intenzione «vederci chiaro in questa vicenda», ma ha voluto sottolineare che la decisione è stata presa a livello locale subito dopo gli attacchi, quando molte aziende dicevano ai dipendenti di stare lontano da Londra a causa della confusione e per non creare problemi ai soccorsi.
L'incidente è ora concluso, ma certo, la decisione di tenere i soldati per giorni lontani da Londra, in un momento delicato della cosiddetta «guerra al terrore», sembra stridere con le parole dette appena ieri da George W. Bush: «In questa ora difficile, i cittadini della Gran Bretagna possono essere certi che gli americani sono con loro».