Gaffe e scandali, al tramonto l’era Sarkò La rielezione a rischio per i guai giudiziari

A picco i consensi. Il giornalista "spiato" per aver rilanciato lo
scandalo Bettencourt rivela: "È un uomo violento, la gente ha paura di
lui. Ha già intimorito molti testimoni. Vuole controllare tutto il
possibile e si è circondato di una corte servile" . Per la corsa
all'Eliseo sondaggi neri <br />
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Parigi - «Autoritario», «a tratti persino violento». Un presidente «che vuole controllare tutto», «che si è circondato di una corte servile», «che ha fatto pressione su molti testimoni» per insabbiare uno dei due principali scandali giudiziari nel quale è coinvolto, l’«affaire Bettencourt», e che «ha usato il controspionaggio per spiare noi giornalisti e scoprirne le fonti». Potrebbero mancare poche ore al grande evento, la nascita del primo enfant all’Eliseo, ma per Nicolas Sarkozy quella in arrivo rischia di essere una paternità amara: la vigilia della sua débâcle elettorale.

Lo dicono i fatti - la maggioranza assoluta conquistata dalla gauche al Senato per la prima volta in cinquant’anni - lo dicono i sondaggi, impietosi - ieri l’ultimo, per Libération, secondo cui il 68% dei francesi è convinto che se si ripresenterà alle presidenziali del 2012 «è probabile che perderà» (nel 2007 la sua popolarità era al 67%) - e lo conferma la denuncia di Gérard Davet, il giornalista di Le Monde «spiato» per ordine dei vertici istituzionali francesi e autore col collega Fabrice Lhomme di «Sarko m’a tuer» («Sarko mi ha ucciso», l’errore di ortografia richiama uno storico caso di cronaca nera in Francia), un libro-inchiesta sui metodi autoritari di monsiuer le président, che alla sua uscita, un mese fa, è stato all’origine di un terremoto politico. Al suo interno la denuncia-bomba della giudice Isabelle Prévost-Desprez: «L’infermiera di Liliane Bettencourt (la miliardaria francese) ha confidato al mio cancelliere dopo l’udienza con me: “Ho visto consegnare denaro contante a Sarkozy ma non posso dirlo sotto processo”».

È la testimonianza di tangenti, ricevute dall’allora candidato dell’Ump Sarkozy, per la sua campagna elettorale. «Mi aspettavo di essere spiato dal controspionaggio francese - spiega al Giornale Davet, i cui tabulati del telefono sono stati passati al setaccio per fuga di notizie - ma non mi aspettavo che lasciassero una traccia scritta. Ormai il caso Bettencourt è un affare di Stato, perché Sarkozy e importanti rappresentanti della politica e della polizia hanno mentito». Ma è solo uno dei tanti segnali del clima da fine impero che si registra attorno a Sarkozy, stella della destra nel 2007, e oggi cavallo perdente che mette in crisi l’Ump. Nel partito crescono i malumori per la leadership sempre più debole di Sarko (il ministro degli Esteri Juppé è considerato dagli elettori il miglior candidato della destra col 26% di preferenze, il 5% in più di Sarkozy) e si comincia a pensare a un secondo cavallo su cui puntare nonostante i timori di un cambio a sette mesi dal voto.
«L’impero Sarko» che finora ha invaso gran parte della vita pubblica francese rischia ora di affossare il presidente. «All’inizio del 2011, dopo dieci anni di sarkozismo - spiega Davet - ci siamo resi conto che molte persone erano state rovinate dai metodi autoritari del presidente, alcuni dei quali non degni di una democrazia». Qualche esempio? «Nel nostro libro sveliamo come, col suo potere, il presidente abbia fatto trapelare il contenuto di un’inchiesta giudiziaria su un deputato socialista, come l’Eliseo abbia fatto trapelare informazioni sulla vita privata di un’altra deputata dell’opposizione, come è stata fatta pressione sui testimoni dell’affare Bettencourt».

Lo scandalo è la grana politico-giudiziaria peggiore per Sarko, già delegittimato a causa di «debito e deficit pubblici» (per il 65% dei francesi), per «l’insufficienza dei risultati economici e sociali» (64%) e per «gli affari politico-finanziari» (62%). E Sarkozy ha fatto di tutto per insabbiarlo. «Ha fatto pressioni sui protagonisti della vicenda giudiziaria», che insieme all’affare Karachi (tangenti sulle armi al Pakistan, in cui è coinvolto il suo fedelissimo, Bernard Arnault) mina fortemente la sua immagine. «La gente ha paura di lui. E a ragione. Sarkozy può essere estremamente violento e brutale. Ma non bisogna caricaturare. Non si può ridurlo a questo. La gente ha paura di lui nel dossier Bettencourt, perché di mezzo ci sono i soldi e la politica».

Ma e facce del sarkozysmo sono tante: «Il presidente ha anche delle immense qualità e ci sono vari aspetti del suo iperattivismo. C’è il presidente efficace sulla scena internazionale ma poi c’è il presidente che paragona i giornalisti a dei pedofili, che si circonda di una corte servile». Derive che potrebbero tuttavia imputarsi al potere in genere e ai suoi celebri predecessori. «Ma Sarkozy è diverso. Vuole controllare assolutamente tutto, e farlo direttamente, il che lo differenzia dai precedenti inquilini dell’Eliseo. Loro sì, delegavano molto».