Gaffe di ministri

È mezz'agosto, gli uomini del governo parlano come colpiti dal solleone. O sono sempre così, anche in stagione fresca? Almeno in tre non hanno mancato di stupirci ancora con le loro fulminanti dichiarazioni: Romano Prodi, Paolo Ferrero, e, last but not least, Giuliano Amato, che ultimamente non ne manca una.
A Romano Prodi, che si interrogava pensoso sul tremendo problema dei rom, dando per scontato che è irrisolto in tutta Europa, risponde l'Unione Europea sferzante, ricordando, ma il presidente del Consiglio, che è stato in quegli anni Commissario europeo, dovrebbe saperlo, che le direttive ci sono, dal 2000, e che l'Italia è stata formalmente diffidata perché non le applica. Si vede che Prodi si è sbagliato con Hamas, con i terroristi palestinesi che ha invece definito problema di facile soluzione: basta farli crescere, ha sentenziato. Si vede che ha dimenticato che la nuova legge sull'immigrazione ci ha fatto diventare la spugna d'Europa. Non che l'Unione Europea vada presa come oro colato, pensate che forse la cerimonia a Bruxelles per l'anniversario dell'11 Settembre non si farà per non irritare gli estremisti islamici, e la nozione di Eurabia diventa chiara. Ma se persino sul piano, che gli è congeniale, del politically correct, il governo riesce a farsi sbugiardare, allora è la fine.
La gaffe del premier si somma alle esternazioni del ministro per la Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, che, subito dopo il rogo dei bambini rom a Livorno, ha pensato bene di discolpare se stesso da ogni responsabilità, e di accusare i sindaci che non stanziano fondi. Il titolo V della Costituzione assegna allo Stato la responsabilità in materia di immigrazione, ma in Italia la sinistra ha l'abitudine di usare la Costituzione come uno specchietto da regalare ai selvaggi insieme alle collanine. Ferrero, il ministro dei clandestini, come ama definirsi, il finanziatore delle moschee in mano alla minoranza integralista, non è migliore del suo compagno di partito, Francesco Caruso, finito in pasto alla polemica per le sue dichiarazioni criminali, peraltro in qualche modo ispirate dai complimenti del Quirinale a Beppe Grillo, il quale la pensa come Caruso. Non è migliore perché la sua ideologia la usa da ministro, con i poteri e le responsabilità di un ministro. Stavolta si è beccato le ire dei sindaci della sua alleanza, uno per tutti, Massimo Cacciari, sindaco di Venezia: «Il ministro Ferrero crede che sia semplice sistemare i campi nomadi e aiutare i più indigenti, siano nomadi o meno, con i fondi tagliati? Lo sa che mettere in piedi un campo è di un'estrema difficoltà? Se sa tutto questo parli, altrimenti è meglio che stia zitto».
Tra i sindaci legati al governo bruciano infatti esperienze come quella del sindaco di Roma, e candidato segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni, che in accordo con il ministero dell'Interno, nel tentativo di allentare l'assedio dei campi clandestini, sta spendendo dodici milioni di euro per realizzare quattro grandi «Villaggi della solidarietà» nei pressi del Grande raccordo anulare. Con il risultato di inferocire i residenti, che sono giustamente spaventati dall'idea della convivenza con mille persone completamente diseducate alla vita sociale, spesso criminali, e di beccarsi mille richieste e pregiudiziali dai rom, i quali parlano addirittura di deportazione. Peggio, a Roma e in altre città, dove si tentano forme di integrazione, la norma del rispetto della legalità come condizione per restare nei nuovi insediamenti, non viene accettata dai rappresentanti delle comunità rom.
La débâcle del governo non sarebbe però completa senza la ciliegina alla quale ci ha graziosamente abituato sempre più spesso il ministro degli Interni, Giuliano Amato, il quale ha pensato bene di commentare così la polemica sui rom, dopo la tragica morte dei bambini abbandonati dai genitori: «Siamo arrivati al ventunesimo secolo e finiamo per accettare che nel nostro Paese, purché lontani dagli occhi, quindi dal portafogli e dal cuore, delle persone vivano in condizioni inaccettabili». Eccoci serviti, noi italiani razzisti, crudeli, senza il senso della comprensione e della solidarietà. Pervasi dal senso di colpa, siamo pronti a farci fare la morale dal dottor Sottile. Badiamo solo al portafogli, perciò siamo ingiustificatamente seccati, quando ce lo rubano, e se vediamo, sappiamo, le statistiche e gli occhi ci dicono, che i rom lo fanno abitualmente, ce li facciamo addirittura diventare antipatici. Il nostro cuore è tutt'uno con il portafogli, e qui si percepisce lo sdegno del ministro dell'Interno per la deriva capitalistica degli italiani, che magari lavorano tutti i giorni come somari invece di elemosinare. Avrà studiato e insegnato negli States, ma la coscienza del nostro ministro batte con la sinistra antagonista. Non è lui quello che «meglio il velo delle Veline»? Quello che le donne arabe massacrate fanno parte della «tradizione siculo-pakistana»? Quello che senza Concordato con l'Islam, anzi con la minoranza integralista e che pratica la poligamia in Italia dell'Ucoii, non si può andare avanti? Adesso tocca ai rom: lontano dagli occhi, lontano dal cuore, il nostro cuore arido, i nostri occhi senza lacrime. Si potrebbe obiettare al ministro dell'Interno che qui se c'è stato qualcuno dimenticato sono quei quattro bambini, due dei quali sordomuti, lasciati nelle mani di genitori incoscienti e delinquenti. Ma questo al compagno Amato non piacerebbe.
Maria Giovanna Maglie