Gaffe di Prodi: invoca la mediazione dell’Iran

Velleitaria telefonata a Teheran: fate rilasciare i soldati israeliani e accettare le condizioni di Olmert

Laura Cesaretti

nostro inviato a San Pietroburgo

Al secondo giorno di riunione del G8 sulle rive del Baltico, un cortocircuito comunicativo rovina la serata alla delegazione italiana, proprio mentre viene raggiunto l’accordo sulla dichiarazione comune in merito alla crisi medio-orientale.
È tardo pomeriggio a Roma (e sera in Russia, dove i capi di Stato e di governo si stanno radunando attorno al tavolo della «cena di lavoro») quando sulle agenzie di stampa rimbalza la notizia che Romano Prodi ha nuovamente chiamato il mediatore iraniano per il nucleare Ali Larijani, e ha chiesto che Teheran «si faccia parte attiva della mediazione nella crisi tra Israele e Libano». A farla trapelare sono non meglio precisate «fonti diplomatiche italiane», qui a San Pietroburgo. È su quel termine, «mediazione», che scoppia la bagarre, e la ragione è evidente: chiedere agli ayatollah di mediare tra quella che Ahmadinejad definisce sprezzantemente «l’entità sionista» «da cancellare dalla faccia della terra» e i suoi nemici è praticamente come chiederlo ad Adolf Hitler.
Quando la notizia finisce addirittura sulla prima pagina online di Repubblica («Prodi chiede la mediazione dell’Iran»), l’imbarazzo nell’entourage di Palazzo Chigi per le possibili ripercussioni politiche diventa palpabile, e parte la caccia alla «talpa» responsabile dello scivolone verbale, mentre da Roma arrivano le prime raffiche polemiche: «Prodi chiede all’Iran di mediare? Non si sa se ridere o piangere», commenta il vicecoordinatore di Forza Italia Cicchitto.
Sta di fatto che l’attesa conferenza stampa del premier italiano, slittata nel pomeriggio a causa del protrarsi delle trattative sul documento medio-orientale, a sera viene del tutto annullata. Dallo staff prodiano non arrivano precisazioni o rettifiche, ma ci si limita a far sapere che il presidente del Consiglio è «soddisfatto» del risultato raggiunto al tavolo del G8 e del «buon livello di equilibrio» di un testo che dà un mandato «forte» all’Onu e che riprende le condizioni poste da Olmert per trattare la tregua, delle quali lo stesso Prodi si era fatto tramite nei colloqui con il governo libanese, come ha fatto sapere ieri un portavoce di Beirut.
Ovvio che l’incidente di ieri non può esser fatto risalire a Prodi, che in quegli stessi momenti era seduto a tavola con Bush, Putin e gli altri. E che per altro in questi due giorni si era adoperato per raddrizzare la linea di «equivicinanza» espressa dall’Italia (con punte di fervente polemica anti-Israele dentro la sua maggioranza), parlando di «piena sintonia» con Tony Blair dopo l’incontro bilaterale di ieri e di grande feeling sulla questione con George Bush. Per altro non è la prima volta che il premier italiano chiama il rappresentante iraniano, in questi giorni: sabato era stato lo stesso Prodi a riferire il fitto elenco di colloqui che aveva intrecciato con i diversi attori della crisi, in una triangolazione tra Siria, Libano, Israele e Iran evidentemente avallata dalla Casa Bianca.
Anche questa volta, sembra di capire, il capo del governo italiano si è mosso nel suo ruolo di «facilitatore» tra le parti in causa: la telefonata, spiegano le stesse fonti, sarebbe servita ad «aggiornare» il rappresentante iraniano sui lavori del G8, e sulla mediazione che si stava raggiungendo al tavolo dei «Grandi», «insistendo perché l’Iran faccia degli sforzi per la liberazione degli ostaggi israeliani e perché siano accolte le tre condizioni poste da Israele per una tregua». Dal che si deduce che più che una mediazione, a Teheran sarebbe stato chiesto di premere su Hezbollah e Hamas per far cessare le aggressioni armate al territorio israeliano e i rapimenti di soldati di Gerusalemme. La risposta dell’uomo di Teheran, secondo quanto trapelato, sarebbe stata un’assai vaga assicurazione di impegno diplomatico.