Le gaffe del sindaco che s’è fatto il cinema

Gli strafalcioni in un libro che raccoglie le più famose recensioni scritte da Walter Veltroni

Il noto e apprezzato critico cinematografico nonché dichiarato cinefilo Walter Veltroni ha pubblicato anni orsono per la Sperling & Kupfer, un'ampia raccolta in due volumi delle recensioni proposte su Il Venerdì di Repubblica. Il titolo che accomuna le due opere è Certi piccoli amori - Dizionario sentimentale di film e, in effetti, dobbiamo riconoscerlo, il sentimento, leggendo lo scritto veltroniano, si coglie, mentre, di contro, ahinoi, quel che neppure si intravede è un'effettiva competenza cinematografica del sedicente critico. Ecco, di seguito, tanto per dare un'idea, una ventina circa di errori marchiani - tra i moltissimi rilevati - che un vero conoscitore di cinema non commetterebbe mai. Nel primo volume abbiamo trovato:
L'attimo fuggente. «Il film è un'astuta ricostruzione di un clima ferocemente autoritario in un college inglese degli anni Cinquanta». Così Veltroni, ma, come tutti sanno, il college di cui si parla è americano, del New England, anche se le scene relative sono state girate nel Delaware.
Balla coi lupi. «La vera rivelazione - scrive il critico - è Alzata con i pugni, indiana dolce e orgogliosa». Peccato visto che Alzata col pugno (e non «con i pugni») è una donna bianca da sempre prigioniera dei pellirosse.
Barbarella. Veltroni: «Jane Fonda in Italia è stata apprezzata in Cat Ballou ma poi incontrò Roger Vadim». No, Cat Ballou è del 1965 e il primo film girato da Jane con il regista francese è del 1964 (Il piacere e l'amore). Veltroni, evidentemente, sbagliando, ritiene che Barbarella sia l'esordio della coppia Fonda-Vadim, ma così non è!
Il grande dittatore. Veltroni: «Vinta la guerra, Chaplin dovette fare i conti con i suoi amici in casa. Quelli che lo sospettarono di attività antiamericane». Per il vero, Chaplin era inglese e non americano e quindi quel «casa» riferito agli Stati Uniti fa pensare che il noto critico non conosca la reale nazionalità del grandissimo Charlot.
Guardie e ladri. Veltroni: «È uno dei pochi film per i quali Totò fu celebrato da vivo. Gli diedero la Palma d'oro a Cannes». Straordinario, ove si pensi che nel 1951, anno di uscita del film, a Cannes ancora non si assegnava la Palma d'oro, che fu concessa al vincitore solo a partire dal 1955, ma, ancor di più, per il fatto che Guardie e ladri non vinse mai sulla Croisette nessuno dei premi principali.
Ombre rosse. Veltroni: «Il film ha più letture possibili, anche una che lo vede come una anticipazione della buona rivoluzione che fu il New Deal». Splendido storico Veltroni, considerando che il film «anticipatore» è del 1939 e che, quindi segue (non precede) il New Deal di sei anni!
Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo. Veltroni: «Con Peter Falk occhio di lince e futuro ispettore». Ma quando mai il tenente Colombo è stato ispettore?
Soldato blu. Veltroni: «Fa parte di un ciclo di western al contrario che Hollywood sfornò durante il conflitto vietnamita. Primo tra tutti Un uomo chiamato cavallo. John Ford si sarà rivoltato nella tomba». Si resta senza parole ancora una volta e non tanto perché Soldato blu e Un uomo chiamato cavallo sono dello stesso anno (1970), quanto perché l'accenno alla tomba del povero John Ford è esilarante dato che il regista all'epoca era vivo e vegeto. Morirà nel 1973. Incredibile.
E passando al secondo e recentissimo volume, ecco altre chicche:
Accadde una notte. Veltroni: «Capra era nato in Sicilia, a Palermo». No, era di Bisacquino, in provincia di Palermo ma abbastanza lontano dal capoluogo.
Agente 007 licenza di uccidere. Veltroni: «Ma tutto in questo film è straordinario: i primi trucchi tecnologici... gli scenari delle Bahamas». Peccato che il film fosse ambientato in Giamaica.
Il colpo della metropolitana. Veltroni: «In questo film Walter Matthau interpreta il ruolo di un commissario di polizia». Ma va là! È il capo delle guardie della metropolitana e collabora con la polizia.
Il danno. Veltroni: «Quel padre che si innamora della moglie del figlio». No Juliette Binoche non è la nuora di Jeremy Irons, è solo la fidanzata del giovane figlio.
Fermata d'autobus. Veltroni: «Lui è un cowboy gentiluomo...». Assolutamente no. È un rozzo e provinciale giovinastro. Naturalmente dal cuore d'oro.
Fiore di cactus. Veltroni: «Ingrid Bergman si cala in una dimensione per lei un po’ irreale, quella della commedia». Ma se aveva divinamente recitato nel 1958 (undici anni prima) in Indiscreto, con Cary Grant, per la regia di Stanley Donen.
Giulia. Veltroni: «La storia del film trae origine da una bellissima autobiografia, quella di Lillian Hellman, che aveva settant'anni quando, nel 1974, scrisse Pentimento». Ecco spiegato perché Veltroni non si azzarda mai neppure a citare i libri dai quali spesso i film di cui parla sono tratti. Per una volta che lo fa sbaglia l'età della scrittrice (aveva sessantotto anni quando uscì l'autobiografia), la data di pubblicazione (1973 e non 1974) e non specifica che Giulia è solo un capitolo della storia, per di più niente affatto autobiografico, come dimostrò Paul Johnson, bensì inventato di sana pianta. Ma forse il critico non ha letto Johnson e non sa che Mary McCarthy accusò la Hellman di essere una bugiarda usando, queste parole: «Tutto quello che scrive, punteggiatura inclusa, è falso».
Harry ti presento Sally. Veltroni: «Il regista è Rob Reiner, lo stesso che aveva raccontato una storia d'amore con una donna protagonista. Il pluricitato Misery non deve morire». Come? Come? Aveva raccontato? Veltroni doveva scrivere racconterà visto che Misery è successivo (1990) e non precedente ad Harry (1989).
Per un pugno di dollari. Veltroni: «Può essere considerato un remake da I sette samurai di Akira Kurosawa». Regista giusto, film sbagliato. Come tutti sanno, Leone si ispirò a La sfida del samurai, dello stesso Kurosawa.
Sindrome cinese. Veltroni: «Il protagonista è Jack Lemmon, tanto bravo da ricevere per questa interpretazione un premio Oscar». Stranissimo ed incredibile perché tutti i critici sanno che Lemmon vinse l'Oscar, come protagonista, con Salvate la tigre, nel 1973, mentre aveva conquistato quello da non protagonista nel 1955 con Mister Roberts. Veltroni, purtroppo per lui, confonde l'Oscar con il premio che viene dato al migliore attore al Festival di Cannes che Lemmon si aggiudicò con questo film nel 1979.
Harvey. Un discorso a parte merita il pezzo dedicato dal noto critico al celebre film che vedeva protagonista, accanto a James Stewart, un immaginario, enorme coniglio. La pellicola è del 1950 e quindi l'ottimo Stewart, nato nel 1908, al momento di girarla aveva quarantadue anni. Ciò non di meno, Veltroni lo indica con queste parole: «Il ragazzo Elwood». Ora, il fatto che il famoso critico consideri un ragazzo un uomo di quarantadue anni ci fa finalmente comprendere come mai, mesi fa, egli abbia affermato su Limes, la rivista di geopolitica, in un articolo intitolato: «Il mio impatto culturale con l'America», che uno dei film più importanti per la sua adolescenza era stato L'uomo dei sogni che è del 1989 e cioè di quando Veltroni aveva ben trentaquattro anni. Beato lui che ha avuto un'adolescenza così lunga e che è ancora un ragazzo oggi, a cinquantuno anni suonati!