Gaffe del tribunale: «Potete fare ricorso» Insorge la difesa: «Condanna già scritta»

MilanoIl torpore avvolge l’aula al terzo piano del palazzo di giustizia. L’udienza procede soporifera. L’esame in videoconferenza dell’avvocato inglese David Mills - testimone nel processo a carico di Silvio Berlusconi, imputato per corruzione in atti giudiziari - ripercorre la preistoria giudiziaria. I legali dell’ex premier tornano al 1996. Niccolò Ghedini e Piero Longo intendono fare domande sulle testimonianze rese da Mills nei processi per i quali sarebbe stato corrotto (Gdf e All Iberian). Il presidente del collegio, Francesca Vitale, chiede perché vengano fatte quelle domande. Il difensore spiega che sono pertinenti al capo di imputazione contestato a Berlusconi. Non basta. Perché i giudici, sollecitati dal pm Fabio De Pasquale, chiedono ai legali del Cav di «stringere». E scoppia la bufera.
«Prendiamo atto che volete condannare Berlusconi», sbotta Ghedini. «State facendo un processo anomalo, una corsa contro il tempo che non si fa neanche nei processi con detenuti, avete fatto un calendario di udienze che non si è mai visto al mondo, perché il tribunale teme la prescrizione, ma un tribunale non dovrebbe temere la prescrizione». E poi ancora: «Ci avete tolto tutti i testimoni». Il giudice Vitale prova a non scomporsi. «Queste lamentele potranno essere oggetto di ricorso in Cassazione». La toppa è peggio del buco. Longo si alza di scatto dalla sua sedia. «È una gaffe», dice. Accanto a lui, Ghedini non si tiene più. Alza la voce. «Allora prendiamo atto che il provvedimento del tribunale è di condanna. Se volete ci togliamo la toga, rinunciamo al mandato e ce ne andiamo». Vitale interviene nuovamente. «Credo che lei stia esagerando, non mi metta in bocca parole che non ho pronunciato».
L’alta tensione dura ancora pochi minuti. Poi tutto torna sui binari di sempre. Ovvero, una lunga sequela di domande a Mills per ricostruire fatti anche di quindici anni fa. La posizione dell’avvocato inglese non cambia. «Non ho mai mentito per alleggerire la posizione di Fininvest o Berlusconi. Solo in un’occasione non risposi se ci fosse stato un incontro tra me e Berlusconi ad Arcore perché invocai il segreto professionale. Non ho mai cercato di manipolare o nascondere i fatti». L’udienza va per le lunghe, nonostante i tempi contingentati. L’esame del teste non finisce. Mills chiede di interrompere per un quarto d’ora, vittima del mal di testa. «Ho un’emicrania lancinante e devo andare in farmacia a prendere un farmaco», spiega. Il processo assomiglia sempre di più a una partita a scacchi. Tempi morti inclusi.