La gag di Dapporto interpretata da Mussi

Carlo Dapporto in una delle sue indimenticabili gag raccontava di un suo collega, assai parsimonioso, che, in occasione della scomparsa di un caro parente, fece pubblicare a pagamento sul locale giornale genovese la seguente inserzione «In memoria di...», a cui aggiunse, per conseguire un risparmio significativo, «vendesi Renault usata, telefonare a...».
Il Consiglio dei ministri si appresta a varare nell'ambito del decreto legge cosiddetto «milleproroghe», su proposta del ministro per l'Università e la Ricerca, Fabio Mussi, all'articolo 18, una norma che non solo non ha alcuna correlazione con gli obiettivi e i contenuti dello stesso decreto, ma è destinata, per l'ennesima volta, a interferire con l'autonomia degli enti di ricerca italiani. Con ciò contraddicendo, come ormai troppo spesso accade, la missione dichiarata dallo stesso ministro di «liberare la comunità scientifica dalla dipendenza diretta dal potere politico». L'Ente sotto il tiro del ministro è anche questa volta il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Questo Ente sta concludendo una vasta opera di riorganizzazione della sua struttura e delle sue attività. Da otto mesi sono attivi tutti gli organi consultivi e valutativi, tra cui quelli preposti alla direzione degli 11 nuovi Dipartimenti dell'Ente. I risultati scientifici, pubblicazioni, brevetti ed opere d'ingegno sono in costante crescita, mentre nessun addebito in merito all'attività amministrativa dell'Ente è stato formulato dai competenti organi di controllo, come anche attestato dalla Corte dei Conti. A seguito di tale riorganizzazione la dotazione annuale dello Stato, a malapena sufficiente per il pagamento degli stipendi del personale, è stata incrementata di un fattore 1,8 attraverso l'acquisizione da parte dell'Ente di risorse provenienti dal «mercato», e cioè contratti internazionali di ricerca, convenzioni con le imprese, accordi di programma con pubbliche amministrazioni. È sconsolante constatare che sugli importanti risultati raggiunti dal Cnr in momenti assai difficili per la ricerca italiana il ministro Mussi, al contrario di quanto espresso dallo stesso Presidente Napolitano, non abbia finora ritenuto di esprimere alcuna positiva considerazione.
Il Cnr ha da oltre un anno avviato le procedure per il rinnovo delle direzioni dei suoi 108 Istituti di ricerca. Un rinnovo indispensabile per la funzionalità e il rilancio dell'Ente se si considera che 30 direttori hanno ormai da tempo superato i 67 anni, limiti di età previsti dalla legge Bersani per il rinnovo di incarichi pubblici e numerosi altri direttori da tempo resistono, rifiutando l'aspettativa, all'incompatibilità tra Direttore a tempo pieno di Istituto del Cnr e cattedra universitaria. Secondo quanto previsto dalla proposta del ministro Mussi, l'art. 18 del decreto «milleproroghe» recita testualmente: «I Direttori degli Istituti del Cnr restano in carica fino al 30 giugno 2007, sospendendosi fino a tale data le procedure concorsuali in essere destinate al rinnovo dei predetti incarichi». Poiché in attesa della conclusione dei concorsi la proroga è già stata disposta dal Cnr, traspare da tale norma il fine ultimo ed esclusivo del ministro Mussi, che aderendo alle sollecitazioni di un gruppo di «baroni» intende in realtà conseguire il blocco dei concorsi per il rinnovo delle direzioni degli istituti dell'Ente, interferendo pesantemente con ciò, contrariamente a quanto da lui stesso dichiarato, sull'autonomia del Cnr, il più importante Ente di ricerca del Paese. Il rinvio, senza alcuna motivazione o necessaria, certa, previsione di quanto accadrebbe dopo il termine del 30 giugno 2007, del necessario rinnovamento dei direttori degli Istituti di ricerca dell'Ente avviene in un momento assai delicato per l'intera comunità scientifica del Paese che deve confrontarsi con una forte competizione europea per l'assegnazione degli ingenti finanziamenti del VII programma di ricerca europeo. Ma vi è di più poiché il superamento per legge della «Bersani» per quanto attiene al caso specifico dei direttori del Cnr, che si attuerebbe con l'approvazione della norma all'attenzione del Consiglio dei ministri aprirebbe le porte per analogia, come segnalato dall'onorevole Aprea, ad una serie di azioni e possibili ricorsi in sede giurisdizionale da parte di alti dirigenti di altri enti pubblici, di età superiore ai 67 anni, per il prolungamento dei loro incarichi o per l'attribuzione di nuovi incarichi nella Pubblica Amministrazione. Non si capirebbe, visto il precedente del Cnr, per quale motivo verrebbero ad essere discriminate le loro aspettative. Si conseguirebbe così l'esatto contrario degli obiettivi previsti dalla legge «Bersani» di svecchiamento della PA. Non resta che attendere necessarie precisazioni in proposito da parte del ministro per le Riforme e Innovazione nella Pubblica Amministrazione Luigi Nicolais a cui compete la valutazione delle inevitabili conseguenze della proposta del ministro Mussi sull'intero comparto della Pubblica Amministrazione e le decisioni in proposito dello stesso Romano Prodi.