«Gag di grande musica fra la gente a teatro»

Alfredo Perdetti questa sera in «Ottoni sotto le stelle» al Verdura di via Senato: «Mozart, Bach, Haendel e l’esecuzione di un brano in prima assoluta»

Viviana Persiani

«Credo che sia stata una scelta intelligente e soprattutto interessante, dal momento che il pubblico milanese è anche amante della musica». Così Alfredo Perdetti, che questa sera al teatro di via Senato presenterà con il suo gruppo lo spettacolo Ottoni sotto le stelle, giudica l’ardita decisione della direzione del teatro diretto da Marcello Dell’Utri di offrire ampio spazio anche al linguaggio della musica.
In effetti quest’anno sembra abbiano voluto dare un taglio musicale.
«Era ora; il pubblico è come un bambino: occorre offrirgli numerose occasioni per meglio approfondire la sua conoscenza e così, di fronte a un ampio ventaglio di scelte, non può fare altro che godersele ed approfittare dell’importanza di ognuna».
Ma che tipo di spettatori siete soliti avere?
«È ormai pensiero comune ritenere che il pubblico che assiste ai concerti è di una certa età. Invece, ultimamente, stiamo verificando che impostando le nostre serate in modo originale e particolare, si può richiamare l’attenzione e la curiosità anche dei più giovani».
Ovvero?
«Dal 2000 suono il corno in The Milano Brass Ensemble, il gruppo che questa sera darà vita al concerto al di fuori dei classici canoni. Rendendo omaggio ai grandi compositori, quindi a Mozart, a Bach, a Haendel, a Verdi e ad altri ancora, nella prima parte dello spettacolo, il nostro quintetto di ottoni proporrà un repertorio che spazia dalle opere più famose, addentrandosi nella pura classicità musicale, fino all’esecuzione di un brano in prima assoluta; per quanto riguarda la seconda parte, invece, di certo meno impegnativa dal punto di vista dell’ascolto e della comprensione, ci abbandoniamo a gag, al racconto di aneddoti della vita dei compositori inquadrandoli nella loro dimensione spazio-temporale e passeggiando tra la platea, interveniamo coinvolgendo gli spettatori e suonando direttamente tra le poltrone».
Un modo simpatico di fare musica?
«Sì, abbiamo studiato questo escamotage per cercare di non appiattire le proposte e rendere sempre tutto molto piacevole, divertente e nel contempo di alto livello. Sia chiaro, si scherza, tutti si divertono, sia noi, sia gli spettatori, ma senza intaccare la professionalità, lo spessore e la qualità della musica».
I vostri spettacoli quindi seguono sempre questa scaletta?
«Sì, anche se capita a volte che gli organizzatori, chiedano la classica serata. Certo, dipende dalla sala che ti ospita: sarà difficile che alla Sala Verdi il pubblico possa apprezzare le nostre performance».
Comunque, in genere, agli spettatori piacciono le vostre esibizioni?
«Ci siamo inseriti gradualmente nel panorama musicale inserendo queste versioni moderne di concerti e devo dire che abbiamo avuto un ottimo riscontro. Questa è la nostra caratteristica che ci differenzia dagli altri gruppi musicali».