Gagliardi contro Margini: «Su Postel vendete fumo»

La discussione rimbalza dalla carta stampata a Tursi perché la notizia del possibile trasferimento a Roma di importanti funzioni aziendali fino a oggi presenti nella sede genovese di Postel è fondamentale per il futuro della città. Così, Alberto Gagliardi, consigliere azzurro e vicepresidente del consiglio, dopo aver salutato l'azienda sui giornali con un rassegnato «addio, Postel», torna a premere per saperne di più dall'assessore Mario Margini. «A me non bastano le assicurazioni di Margini - tuona Gagliardi - perché quando era assessore in Regione mi tranquillizzava per mesi e poi fior fior di imprese genovesi venivano trasferite». Margini si difende: «Non vorrei che ora si passasse allo scaricabarile». E spiega: «Le eventuali responsabilità spettano alla direzione e al presidente delle Poste, all'amministratore delegato di Postel, al ministro e al governo». Insomma, assolve Comune e Regione, anche se «sono d'accordo che gli enti devono muoversi in sintonia per chiedere un incontro con Massimo Sarni (a.d Poste Italiane, ndr) o col governo». Tra gli scettici si unisce anche Gianni Vassallo (Ulivo) perché «dobbiamo sapere sono le ragioni dell'allontanamento di Riccardo Camia (a.d. Postel)». Margini stesso non nasconde dubbi: «Non vorremmo che l’operazione si concludesse con un trasferimento strisciante. Comincio a pensare che la volontà di concentrare vertici aziendali a Roma sia scelta per la comodità dei presidenti». Se ne riparlerà venerdì in commissione Lavoro. «Sono stufo del solito teatrino» chiosa Gagliardi, che si sfoga poco dopo anche con il programma di Marta Vincenzi. «Una certa sinistra allontana aziende genovesi per avvicendamenti politici e poi continua a fare giochi di borsa con le municipalizzate». Passa all'attacco di Iride: «Ci accontenteremmo di aver depuratori che funzionino». E poi gli Erzelli «dove una società di Comune, Provincia, Regione, presieduta dal sindaco, svende il suoli pubblico ad amici di sinistra». Non si salva neppure la Notte Bianca: «Se viviamo in un paese che si esalta per una festa almeno dovremmo dire ai cittadini che i principali sponsor sono le società che finanziamo noi contribuenti».